|
Forse il
più noto fra i movimenti che si battono a livello
internazionale per la promozione ed la difesa dei diritti
umani, Amnesty International non ha bisogno di presentazioni.
Il suo simbolo riconoscibilissimo ha accompagnato anni di
campagne umanitarie condotte su terreni estremamente
accidentati e difficili, trattando con fermezza con i governi
di tutto il mondo tematiche delicate, dolorose e spesso
inquietanti come la tortura, la pena di morte, la
discriminazione razziale, religiosa e politica. Anni di
impegno e di presenza “scomoda” che sono valsi ad Amnesty
l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 1977 ed il
riconoscimento dello status consultivo presso le Nazioni
Unite.
Sensibilizzazione dell’opinione pubblica e pressione sui
violatori dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani sono due aspetti fondamentali dell’azione di
Amnesty. Il Segretariato Internazionale del movimento, con
sede a Londra, si avvale di uno staff di cui fanno parte circa
300 ricercatori provenienti da oltre 50 paesi. E’ a costoro
che è affidata la valutazione delle informazioni sulle
violazioni dei diritti umani e l'elaborazione di azioni
adeguate per contrastarle a breve, medio e lungo termine. In
questo modo Amnesty ha sviluppato una strategia d’azione che
riesce ad essere globale e capillare allo stesso tempo, tanto
che sia pur possedendo una visione complessiva per ciascuna
area politica o geografica, non solo il movimento non
dimentica le singole vittime, ma ne fa il cuore stesso della
propria attività, offrendo loro direttamente assistenza legale
ed economica.
Un milione di soci, oltre 8000 gruppi costituiti in 80 Paesi
sono oggi i numeri di una consapevolezza sempre più diffusa
che si tramuta in atti concreti e politicamente efficaci
all’interno di Amnesty.
(Recensione a cura di Airesarie) |