Una finestra spalancata sul mondo dei Fantasmi italiani


 
 
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L'esperienza di:

Rico

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Esperienza n°

71

 

 

Roma, 1993: pochi giorni dopo la morte di mio nonno stavo dormendo nella mia stanza, era buio.
Ad un certo punto sento qualcosa di pesante sulle gambe e non riesco a muoverle;
alzai la testa per vedere cosa  potesse essere: ho visto una sagoma nera ai piedi del letto cercai di afferrarla ma la mia mano la trapassò.
Fu allora che mi misi ad urlare ed i miei genitori accorsero e accesero la luce: la sagoma e la pesantezza alle gambe sparirono.
Ancora oggi, ed ho 14 anni, ripensando bene a quella sagoma e guardando la foto di mio nonno  mi accorgo che la sua capigliatura era identica.
Vi sono state anche altre esperienze capitate a mio padre oppure voci che mi rimproveravano per la mia poca voglia di studiare.
 

 
 
 
L'esperienza di:

Andri

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Esperienza n°

72

 

 

Verso la fine del 1960, prima che io nascessi, la mia nonna di nome Leonetta morì.
Nel 2001 mentre stavo passeggiando in casa della mia seconda nonna vidi nello specchio il riflesso di mia nonna Leonetta, restai così impressionato che mancò poco che svenissi.
 

 
 
 
L'esperienza di:

Francy

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Esperienza n°

73

 

Questo fatto che vi sto per raccontare é successo nel novembre del 2002.
Una sera mentre i miei erano a letto addormentati, io ero sul divano nel salone, che guardavo la tv.
Siccome era tardi e avevo sonno, mi sono addormentata lì!!!
Ad un tratto potei udire qualcuno che mi stava chiamando, sembrava mia madre che mi disse:"Francy, dai vieni a dormire".
La voce era delicata, ma quando mi sono alzata per andare in camera mia a dormire, convinta che a chiamarmi fosse stata mia madre, mi accorsi che lei non c'era e la luce era accesa (non l'avevo accesa io).
 

 
 
 
L'esperienza di:

Urd

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Esperienza n°

74

 

 

E' da poco che i miei hanno divorziato e sono andata a vivere con mia madre in una casa nuova. Nuova si fa per modo di dire, poiché l' abitazione, nonostante l'aspetto curato del palazzo che la ospita, ha avuto in passato innumerevoli ospiti prima di noi.
La prima volta che la vidi, c'erano con me mia madre e il mio inseparabile amico xxx, che conosco da quando eravamo in fasce. Lui é una persona molto chiusa e attratta dal paranormale.
Passa infatti molto del suo tempo a leggere (non solo libri sull' argomento) libri di fronte ai quali ragazzi di 16 come noi non reggerebbero neanche la vista.
E' una specie di genio, e anche lui rimase colpito dalla trascuratezza dell' appartamento. Quando vi  mettemmo piede, era tutto all' oscuro. Si potevano distinguere le forme della povera mobilia che i precedenti inquilini avevano lasciato solo grazie a fiochi fasci di luce solare che penetravano dalle fenditure delle persiane semichiuse. La luce elettrica ancora non c'era e dovemmo esplorare la casa sforzandoci di vedere dove mettevamo i piedi, per non inciampare nei cavi e nei detriti che stazionavano sul pavimento. Mia madre non badava più a noi; la prospettiva di una vita nuova e finalmente "libera" dalla prigionia della vita coniugale, la rendeva felicissima e già fantasticava sull' arredamento della vecchia abitazione.
E' una casa enorme, e, in fondo a un corridoio, girando a sinistra, c'é una porta che ora é la camera da letto di mia madre.  XXX voleva esplorare anche quella parte del nuovo ambiente; così, presa la chiave della porta, entrammo. Era uguale alle altre stanze, solo che, sulla parete di fronte a noi, il mare di vernice bianca era interrotto da una grande chiazza scura al centro della stessa. "Umidità" mi disse xxx, e andammo via. Un paio di giorni dopo, però, sotto comando di mia madre, andammo a portare degli scatoloni a casa.
Le persiane erano state aggiustate, e finalmente la casa poteva beneficiare della luce solare. Quando entrammo nella famosa stanza, per poco non mi venne un colpo. XXX é molto freddo e impassibile, quindi non si mosse di un millimetro e rimase impassibile di fronte a ciò che mi aveva spaventata. Guardando attentamente la chiazza scura, si poteva scorgere un viso!! Inizialmente non sapevo come comportarmi: non mi era mai successa una cosa simile; ma xxx, con un abile riscontro logico-razionale, mi convinse che era frutto del caso, se la macchia aveva assunto sembianze antropomorfe, anche se dovette ammettere che sembrava strano anche a lui. Ora la casa é stata ridipinta e la macchia coperta. Ma la mia paura non é cessata. Infatti, venni a sapere che lì viveva l'anziana nonna del proprietario della casa, morta da poco.
Anche prima di venire a conoscenza di ciò, ogni volta che pulivo, buttavo o entravo in qualche stanza, avevo l' impressione di violare una proprietà privata, di disturbare la privacy di qualcuno. Ma erano solo sensazioni.
 

 
 
 
L'esperienza di:

Cipriano

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Esperienza n°

75

 

 

Accadde un' estate, se non sbaglio quella del 92.
Ricordo che ero molto felice in quel periodo: con i soldi del mio primo lavoretto, subito dopo aver finito la scuola, potevo permettermi di fare il mio primo viaggio importante.
Si, perché a 21 anni ancora non avevo mai fatto nessun viaggio che si definisse tale.
I miei non sono mai stati benestanti, anche se non mi hanno fatto mai mancare niente.
Però evitavamo tutto ciò che era superfluo: gite all’estero, settimane bianche, motorini, capi firmati.
Non mi mancava tutto ciò, a parte la montagna per la quale ho sempre nutrito un fascino particolare.
Ma arrivato a oltre venti anni tutta questa assenza totale di “superfluo” cominciava a reclamare un posto di tutto rispetto.
E per la prima volta potevo farlo.
Appena finita la scuola, quindi, mi ero trovato un lavoretto saltuario: scaricavo la frutta alle 6.00 di mattina al mercato ortofrutticolo della mia città e continuavo la mia attività presso un negozio.
Adesso, se penso al mio attuale lavoro per il quale sono stato sempre portato, ovvero il sistemista programmatore, sorrido di tutto ciò. Guadagno in una giornata ciò che ottenevo in un mese di quella vita al mercato. Ma non la rinnego. Il mio passato e la fatica provata quelle mattine mi avevano regalato la saggezza di rispettare il denaro, avendo ben presente quanto costa ottenerlo.
Insomma, come tutti i primi lavori, e prima di cominciare a mettere da parte il proprio futuro, mi aspettava sicuramente qualcosa che ancora non avevo mai provato: l’emozione di un viaggio all’estero.
Quello per me significava molto e sebbene lo considerassi un po' uno sperpero di denaro, stavolta niente mi avrebbe distolto dal farlo. Poi mi sarei rimboccato le maniche da capo.
Del resto tutto sembrava per una volta agevolarmi nel mio intento. La fatalità più importante riguardava mia cugina. Si era trasferita in Germania da oltre due anni e per il momento non si trovava male. E se la raggiungessi là? La Germania non mi ha mai ispirato più di tanto, ma per la prima volta all’estero (e per giunta da solo) non volevo esagerare, visto che c’era questa opportunità. E poi mi avrebbe ospitato nella casa nella quale si era sistemata assieme ad una studentessa del posto. Ciò mi avrebbe consentito anche di prolungare oltre i giorni e il budget del mio viaggio.
Partii una sera col treno. Avevo una cuccetta molto angusta, e il caldo estivo si faceva sentire oltre quello emanato dagli altri cinque passeggeri che già si erano coricati. Non potevo resistere a quella calura e decisi di rimanere nel corridoio un poco, mentre il treno cominciava già a muoversi.
Del resto non sarei mai riuscito ad addormentarmi subito, e non era a causa del caldo.
Avevo in testa mille pensieri e tutto stava filando liscio, anche se tutto ciò in cui mi ero avventurato non era altro che una cuccetta ammassata di corpi in un treno pieno di turisti stranieri.
Cominciavo già ad assaporare un emozione per me sconosciuta, ed era meravigliosa. Forse lo era anche di più, poiché desiderata da molto tempo.
Il treno sfilava veloce nella notte e non si intravedeva niente ad eccezione delle sfreccianti luci arancioni delle località che attraversavo.
Alla fine, avvertendo una certa stanchezza, mi avventurai nella cuccetta “a microonde” che mi aspettava come ultimo giaciglio disponibile. Ma per quello che stavo provando era una reggia pure quella! Forse anche per questa ragione riuscii incredibilmente a prendere sonno quasi immediatamente.
La mattina successiva mi svegliai con un fischio del treno. Aprii gli occhi, ma tutto quello che riuscivo a intravedere erano delle sottili lame di luce che si insinuavano ai margini del pesante coltrone del finestrino. Una cosa era certa: il sole era già alto. Ero ancora in viaggio chissà dove e saltai giù dalla cuccetta per sincerarmene. Gli altri dormivano sempre, così come li avevo trovati. Appena fatta scorrere la porta del mio scomparto mi investì la luce accecante del mattino. Un lamento di protesta proveniente dalla cuccetta mi indusse a richiudere velocemente la porta.
Com’era diverso il paesaggio! Si intuiva subito che avevo passato il confine. Le convenzionali case italiane avevano lasciato il posto ad altre, altrettanto robuste ma col tetto molto più acuto e scuro. Probabilmente a causa della neve. Tutto era nuovo e inesplorato. Sarei saltato giù dal treno in corsa!
Mi sono dilungato molto sul mio stato d’animo per far capire quanto fossi lontano da preoccupazioni, depressioni o altro. Ero semplicemente nel bel mezzo del mio primo viaggio ed ero affamato di vedere e scoprire tutto ciò che mi stava scorrendo sotto gli occhi. I giorni preventivati erano sette, ma contavo di accattivarmi mia cugina per arrivare almeno a dieci.
Mi accolse molto calorosamente e fu la mia prima guida, visto che non conoscendo una parola di tedesco tutto mi era infinitamente difficile, pure chiedere un caffé. Tutto ciò che riuscivo a masticare era un po' di inglese. Mi portò a casa, dove si era sistemata. Era una villetta bianca di due piani in un tranquillo quartiere satellite della città. Praticamente era campagna a venti minuti di autobus dal centro.
Data la particolare posizione della casa, ambedue i piani risultavano al pianterreno.
Infatti, dalla strada era direttamente accessibile uno dei due piani. Lateralmente a questo, due piccole discese correvano sul fianco della casa per poter scendere sul retro dove stava il piano più basso. In pratica la casa era addossata a una specie di argine sopra il quale correva la strada.
Quella che doveva essere la facciata del piano inferiore era chiaramente interrato e privo di finestre. Si accedeva quindi solo da un fianco della casa e dal retro, dove si trovava anche un piccolo giardino dove era possibile mangiare quando il tempo lo permetteva.
Mia cugina occupava con la studentessa il piano inferiore. La parte superiore, che dava direttamente sulla strada, era occupata dalla padrona della villetta dalla quale avevano ottenuto il subaffitto.
L’entrata principale del piano inferiore risultava quindi quello laterale alla casa, dopo aver imboccato la piccola discesa ghiaiosa, e assicurato da un pesante portone in legno massiccio e scuro, rinforzato da lastre di metallo come d’uso in Germania.
Entrando, un piccolo corridoio a 90 gradi presentava a sinistra la cucina, a destra una camera, dove mi sarei sistemato io assieme a mia cugina, e terminava frontalmente con la camera occupata dalla studentessa. Il bagno era raggiungibile svoltando a sinistra del corridoio dopo aver percorso un breve tratto.
La regola era solo una: avevo campo libero tutto il giorno, fuori o in casa, poiché mia cugina lavorava tutto il giorno presso una tipografia di una vicina località. L’altra ragazza, la studentessa, aveva anche lei l’università in una località diversa e non le sarebbe convenuto tornare a casa per il pranzo. In pratica le vedevo ambedue per la cena. Il minimo che potessi fare, visto l’ospitalità che mi stavano concedendo e visto che come cuoco non me la cavo affatto male, era di far trovare loro qualcosa di già pronto per mangiare. Quindi ebbi un mazzo di chiavi per poter rientrare a mio piacimento per il pranzo o quando ne avessi avuta la necessità.
I primi tre giorni furono fantastici. Non utilizzavo mai la casa se non la sera quando tutti e tre rientravamo. Ero troppo preso dal visitare la città e mangiavo sempre fuori.
La studentessa era la tipica ragazza tedesca, molto carina, affabile e rigorosamente slavata. Parlava la sua lingua madre e l’inglese, che da parte mia rimaneva l’unico modo per poter comunicare con lei.
I prodotti che trovavo in casa per poter cucinare erano in parte italiani e in parte tedeschi. Onde evitare magre figure optavo sostanzialmente per la cucina italiana. Ma un tentativo di mangiare come si usava da quelle parti dovevo pur farlo, e chiaramente con gli ingredienti del posto. Decisi di provare a inventarmi qualcosa e di farlo sulla mia pelle il giorno successivo restando in casa per il pranzo.
Fu allora che successe la prima, chiara manifestazione di qualcosa che disturbava la casa.
Ero appena rientrato dal vicino supermercato col mio carico di formaggi tipici, salse e quant’altro rappresentasse la novità per me. Entrai con una certa difficoltà avendo le mani impegnate con le borse della spesa e la pesante porta di ingresso che riuscii a chiudere alle mie spalle con un piede.
In casa regnava la tranquillità più assoluta. Del resto la strada era una delle più tranquille del già tranquillo quartiere.
Le camere erano immerse nell’oscurità, sebbene fosse giorno, così come il resto del corridoio che terminava a destra nell’ala seminterrata della casa. La cucina faceva invece eccezione, illuminata da una graziosa e ampia finestra in stile americano.
Posai tutto quanto sul tavolo e cominciai a districarmi con le varie etichette assolutamente incomprensibili dei prodotti acquistati. Infatti, decisi di mollare la lettura di lì a poco.
Andai in bagno a lavarmi le mani e tornando cominciai a tagliare delle verdure.
Nel mentre ero preso da questa operazione sentii il portone di ingresso cigolare lentamente. Strano. Se fosse arrivato qualcuno avrei dovuto sentirlo o magari scorgerlo dalla discesa che corre proprio davanti alla finestra della cucina. Ma queste sono considerazioni che feci solo in un secondo momento. Sull’istante non trovai nulla di strano se non che forse mi ero sbagliato nel sentire il rumore della porta come se si stesse aprendo. Mi soffermai per ascoltare meglio e proprio mentre stavo considerando di aver sentito qualcos’altro ecco che la porta, piuttosto energicamente, veniva chiusa con un pesante tonfo. Sentii piccoli passi avvicinarsi nel corridoio, e sinceramente non ero affatto turbato. Il mio dubbio iniziale si era chiaramente dissolto con l’ingresso di qualcuno che doveva essere mia cugina o la studentessa.
Doveva essere successo certo qualcosa, visto che nessuna delle due era prevista lungo la giornata.
Non mi voltai, avendo ripreso di buona lena la mia occupazione e quando i passi attraversarono il corridoio all’altezza della cucina sentii una voce femminile alle mie spalle pronunciare “Hi” in inglese. Risposi al saluto sempre in inglese.
Quindi doveva essere la studentessa, poiché mia cugina mi avrebbe salutato in italiano. Sentii i passi spengersi in una delle camere.
Aspettavo di veder comparire la ragazza da un momento all’altro per sapere anche come mai era rincasata così presto, ma non successe niente.
Dopo qualche minuto mi resi conto che non era il massimo del garbo rimanere a preparare in una cucina non mia e per giunta avendo salutato appena chi mi stava offrendo l’alloggio.
Così, con la scusa di sapere se fosse rimasta per il pranzo, bussai alla sua camera.
Non ci fu risposta. Andai in camera di mia cugina ma era vuota pure quella.
Anche il bagno era socchiuso e non vi era chiaramente nessuno. Il giardino era deserto.
Rimaneva solo quella camera chiusa e la ragazza non poteva trovarsi che all’interno.
Ero troppo incuriosito e mi sarei azzardato anche ad entrare per scoprire il mistero.
Ma che figura avrei fatto se fosse stata lì?
Decisi di bussare nuovamente e di fingere di aver sentito una risposta per poter aprire lentamente la porta scusandomi in inglese per l’irruzione. Ma mi sentii stupido, perché facendolo mi accorsi di essere completamente solo in quella casa.
Chi era entrato quindi? A chi appartenevano quei passi? Chi mi aveva salutato in inglese passando proprio dietro alle mie spalle?
Non pensai a niente di misterioso, ma semplicemente cercai di spiegarmi l’accaduto con le cose più probabili. Ovvero che magari era entrata la padrona di casa e non aspettandosi di trovarmi lì mi aveva salutato ed era uscita immediatamente. Ma una signora non si rivolge così amichevolmente con un giovane a lei sconosciuto. E poi c’era la questione della porta, che avevo sentito aprirsi  e chiudersi una sola volta. Scartai l’ipotesi.
Forse era stata realmente la studentessa che, dimenticatasi di qualche oggetto, era rincasata velocemente salutandomi al volo per poi uscire in tutta furia.
Ma c’era ancora la questione della porta che non voleva tornare per niente.
L’unica spiegazione era che la ragazza, invece di uscire nuovamente dal portone di ingresso che era la via più breve e logica, non fosse uscita nel giardino dalla porta a vetri della sua camera per fare il giro della casa e guadagnare così l’uscita. Possibile, ma molto illogico.
Decisi di rimandare la soluzione alla sera quando sarebbero rincasate ambedue e avrei esposto loro il fatto.
Ma purtroppo il mistero rimase tale, poiché nessuna era rientrata nel pomeriggio né tanto meno poteva essere stata la padrona di casa, in quanto non possedeva le chiavi del piano inferiore.
Insomma, fu una cosa rimasta insoluta ma la dimenticai presto poiché mi stavo godendo una meritata vacanza.
Il giorno successivo fu un caldo pazzesco. Già a metà della mattinata si era reso insopportabile, tanto che mi ritrovai presto fradicio di sudore.
Poiché non mi ero allontanato più di tanto, forse la cosa migliore sarebbe stata quella di rincasare e farsi una bella doccia, e così feci.
Rientrai nuovamente in quella casa dalla tranquillità apparente e cominciai a spogliarmi in camera mia. Presi il cambio dalla valigia e mi diressi verso il bagno.
Non so come mai, ma non mi é mai piaciuto fare la doccia sapendo di essere solo in casa.
Forse perché il rumore dell’acqua copre tutto quanto e ci rende vulnerabili da ciò che può accadere all’esterno. Non saprei spiegarlo ma mi da sempre un senso di disagio. Ma dovevo chiaramente farla. Mi asciugai e mi rivestii. Che bella sensazione sentirsi puliti in una giornata come quella.
Presi del gel e lo passai tra i capelli, aggiustando il tiro tra pettine e specchio.
Poi, in tutta tranquillità aprii con decisione la porta del bagno per tornare nella camera ma mi fermai impietrito sulla porta, perché fu allora che la vidi.
Si trattava di una ragazza, ferma come me sulla soglia di camera mia. Ci divideva solo il corridoio.
La ricordo come se l’avessi ancora davanti ai miei occhi. Era molto giovane, poteva avere qualcosa come 25 anni. Aveva un volto molto scarno ed ovale, bianchissimo, incorniciato in lunghi e lisci capelli biondi. Gli occhi forse erano azzurri, la distanza non mi permetteva di raggiungere simili particolari, ma ero certo che fossero chiari, di fattura nordica.
Aveva una sorta di camicia da notte bianca, ricamata all’altezza del collo, molto eterea. Poteva essere seta ma l’insieme della figura ostentava una certa precarietà di agiatezza.
Scesi a osservarle le braccia e notai una cosa molto bizzarra. Teneva nella sua mano destra una bottiglia verde, afferrata per il collo.
Il resto della figura terminava all’altezza delle ginocchia dalle quali si dissolveva sempre più indistintamente verso il basso.
Quello che non mi dimenticherò mai fu la sensazione che mi trasmise. Una rabbia feroce, incontenibile che mi lasciò disorientato. Non potevo capire se era rivolta verso qualcosa o qualcuno, ma era netta e tangibile.
Solo dopo questo evento mi interessai di paranormale e scoprii solo in seguito che una delle maniere, peraltro a me sconosciuta, che hanno i fantasmi per comunicare sono appunto trasferire sull’osservatore i propri stati d’animo.
Credo che l’apparizione durò qualcosa come una ventina di secondi, durante i quali mi ritrovai come impossibilitato a muovermi e a distogliere lo sguardo da cosa mi si stava manifestando dinanzi. Poi prese a dissolversi lentamente, lasciandomi in breve nella tranquillità e nella semioscurità di quella casa.
Fu allora che tornai di colpo alle mie sensazioni, e non mi vergogno ad ammettere che fui pervaso da uno stato di angoscioso terrore che mi condusse in breve a guadagnare l’uscita dalla casa.
Trascorsi l’intero pomeriggio fuori, cercando una spiegazione logica a ciò che era successo.
Ma come era possibile negare l’evidenza? Ci provai comunque, sapendo di perdere in partenza.
Forse un riflesso? Ma considerereste voi un riflesso la persona con la quale parlate normalmente ad una certa distanza? E’ troppo tangibile per poterlo essere, no?
Anche se la parte inferiore della figura fantasmagorica terminava in maniera evanescente, quella superiore era nettamente reale. E poi le condizioni di luce e di posizioni non permettevano alcun riflesso.
Non uso sostanze di alcun tipo e non le trovo lontanamente interessanti nemmeno in viaggio o tanto meno alle feste. Non prendevo nemmeno medicinali di sorta, quindi era totalmente da scartare anche qualsiasi azione allucinogena.
Ma allora cosa dovevo pensare? Avrei dovuto e voluto parlarne con qualcuno, ma con chi?
L’unica era mia cugina, ma non potevo farlo. Non potevo parlarle di una cosa del genere quando io avrei fatto la valigia entro pochi giorni, mentre lei avrebbe dovuto continuare a vivere in quella casa.
Verso l’ora di cena rincasai. Trovai già le due ragazze intente a preparare la cena.
Non accennai assolutamente all’accaduto e provai anzi a farmi passare una certa inquietudine che mi aveva accompagnato entrando in casa.
Trascorremmo una serata tranquilla e andammo a letto presto. Quello era il momento in cui con mia cugina solitamente ci trovavamo per parlare tra di noi degli argomenti più disparati.
Una volta passammo quasi un intera notte a parlare, lo ricordiamo ancora divertiti.
La mia curiosità cresceva di momento in momento. E se anche lei avesse avuto esperienze simili alla mia? Magari poteva essere successo, e se ne guardava bene dal mettermene al corrente per gli stessi motivi per i quali anche io evitavo di parlargliene.
Provai ad accennarle qualcosa in maniera che avrebbe capito a cosa mi stessi riferendo solo nel caso che anche lei avesse avuto un esperienza simile alla mia.
Le chiesi come si trovava in Germania, se si trovava bene in quella casa. Se era tranquilla, accogliente e quant’altro. Ma lei scambiò il mio tentativo di sapere qualcosa in un eccesso di premura nei suoi confronti.
Era evidente quindi che non aveva notato niente di strano. Anzi, era talmente tranquilla che dopo poco si addormentò lasciandomi al silenzio della notte e alla mia insonnia.
Tendevo l’orecchio ad ogni minimo rumore. In quelle condizioni, difficilmente avrei preso sonno.
Ogni folata di vento od ogni richiamo di animali notturni era sufficiente a catturare la mia attenzione. Mi portai le coperte fin quasi sopra la testa e cercai di tranquillizzarmi il più possibile per cercare di prendere sonno. Il mio timore più grande era quello di aprire gli occhi e trovarmi nuovamente nel chiarore della luna quella sagoma evanescente di fronte a me.
Ma la notte trascorse tranquilla e ad un certo punto trovai anch’io la maniera di dormire.
Mi svegliai al mattino completamente solo. Mia cugina era già al lavoro ed anche la studentessa era già uscita di casa. Però non mi preoccupai minimamente. Forse la luce del mattino aveva dissipato i miei timori come la notte appena trascorsa.
In ogni caso non volevo assolutamente rimanere più del dovuto. Volevo semplicemente finire la mia vacanza senza troppe idee. Così feci colazione e cominciai a prepararmi per uscire.
Tornai in camera e rifeci il letto. Poi appoggiai la valigia sul letto e scelsi una camicia nuova da mettermi. Mentre mi abbottonavo feci per uscire dalla camera diretto in bagno per lavarmi i denti. E la cosa si ripresentò.
In fondo al corridoio, proprio sulla porta del bagno, stava ancora quella ragazza, nella stessa posizione e con la stessa bottiglia tenuta per il collo. Stessa situazione, ma condizioni di luce completamente ribaltate. Adesso ero io ad essere più in luce di lei. Ogni mia possibile spiegazione del fenomeno che riguardasse riflessi o condizioni di luce particolari non erano più plausibili. Davanti a me ci stava qualcosa e tentava di comunicare con me.
E ci riusciva. Provai nuovamente la stessa rabbia furiosa contro qualcosa o qualcuno che avevo provato anche il giorno precedente. Non era un mio sentimento, ma proveniva da quella misteriosa entità.
Questa volta il fenomeno fu più breve, ma sufficiente a farmi prendere la decisione di finire la mia vacanza immediatamente.
Non potevo escludere infatti, che quell’apparizione potesse avercela proprio con me.Perché le ragazze non avevano mai avuto nessun contatto di alcun tipo mentre io ero riuscito a scorgerla per ben due volte nell’arco di pochi giorni? Anzi, tre, considerando i passi uditi alle mie spalle la prima volta che rimasi solo in casa. Perché quella sensazione di odio profondo e di vendetta? Era evidente che la mia presenza poteva essere catalizzante per scatenare l’apparizione dell’entità. Forse era con me che poteva avercela perché ero un uomo. Ho cercato di giustificare in qualsiasi maniera quella sensazione di vendetta.
Ho persino pensato che, essendo in Germania ed essendo la ragazza particolarmente pallida e scarna, potesse essere una vittima di qualche campo di concentramento.
Forse la casa poteva essere stata costruita su una fossa comune dimenticata dal tempo e dalla storia. Molte fosse comuni infatti non sono mai state ritrovate, e non esiste un censimento completo di dove si possano trovare.
Anzi, i nazisti, cercando di nascondere le prove dei loro massacri, hanno sempre cercato di nascondere il più possibile le fosse comuni, magari costruendoci sopra delle case o dei parcheggi.
In ogni caso io preparai i bagagli quella sera stessa e comunicai la mia decisione a mia cugina, dicendole a mo di scusa che volevo risparmiare qualche giorno per fermarmi a Milano sulla via del ritorno.
Così lasciai per sempre quella casa e ciò che di inquieto vi abitava. Non credo che mia cugina abbia mai saputo la vera ragione per la quale anticipai la mia partenza.
So solo che da quel momento il mio interesse verso i fantasmi e il paranormale non mi ha mai abbandonato, anche se ha avuto alti e bassi.

 

 
 

 

 
 

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