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Nel corso di
indagini
conoscitive
pluriennali,
il nostro Staff ha
avuto modo di
imbattersi in un
nutritissimo
numero di
segnalazioni
talora così
verosimili da far
sì che il nostro
gruppo attivasse
ogni seria
procedura atta
alla raccolta di
quante più
informazioni
sensibili fosse
consentito
reperire.
L'esperienza
maturata sul campo
ci ha permesso di
addivenire alla
conclusione che,
nella maggior
parte delle
indagini risoltesi
con il mero
ausilio della
razionalità,
coloro che rendono
segnalazioni
interessanti lo
fanno sulla scorta
di una appurata
buona fede.
La suggestione, la
paura o la
semplice ignoranza
non-conoscenza
dimostrata nei
confronti della
materia trattata o
dell'ambiente,
spesso e
volentieri conduce
diverse persone a
creare dei veri e
propri casi
laddove non vi é
nulla che non sia
intuitivamente
spiegabile con una
piccola analisi
fattuale e fisica
dei luoghi.
Non per questo,
tali segnalazioni
non meritano di
essere considerate
con la massima
attenzione
possibile giacché
ogni esperienza
umana risulta
interessante ai
fini della
conoscenza ed allo
sviluppo di nuovi
protocolli
d'indagine.
Il dato che, forse
scontato, merita
di essere innanzi
tutto evidenziato
é rappresentato
dal fatto che tale
tipologia di
segnalazioni (che
d'ora innanzi
chiameremo
"no sight")
vengono
solitamente
registrate in
condizioni di
scarsa visibilità
ovvero in assenza
della luce solare.
L'oscurità,
infatti, non solo
agevola l'errata
interpretazione
visiva dei
fenomeni e degli
oggetti, ma pone
il percipiente in
una condizione
mentale che, in
base alle
circostanze ed ai
luoghi in cui esso
si trova, può
risultare scevra
di razionalità.
L'uomo non solo
teme ciò che non
vede, dunque, ma
ha timore anche di
ciò che percepisce
seppur in maniera
assolutamente
errata o parziale.
Un secondo dato
rilevante é
costituito dal
fatto che
solitamente i no
sight vengono
registrati nella
pressoché assenza
totale di una
qualsivoglia
strumentazione che
possa favorire una
corretta
interpretazione
delle informazioni
sensibili: stante
l'irripetibilità
di alcuni fenomeni
presumibilmente
genuini, risulta
talvolta
impossibile
ricostruire una
qualsiasi dinamica
degli eventi sulla
base di una
narrazione non
supportata da
evidenze oggettive
e prove certe.
Infine, ci pare
interessante
evidenziare come
sia l'ambiente
stesso a giocare
un ruolo
essenziale
nell'ambito dei no
sights.
L'ambientazione
può contribuire al
generare falsi
allarmi per almeno
un paio di
ragioni:
-
Un luogo lugubre,
tradizionalmente
al centro di
oscuri accadimenti
o, più
semplicemente,
corredato da
trascorsi storici
di un certo
spessore, può
generare
nell'astante
l'aspettativa di
scorgere o
percepire quanto
di fatto non trova
alcun riscontro;
-
La particolare
morfologia del
luogo, le
condizioni ottiche
in cui questo si
presenta e la
serie più o meno
nutrita di
pertinenze ed
elementi accessori
che ne fanno da
corredo, può
indurre il
soggetto ad
attribuire a
determinate forme
il più vario dei
significati.
E' proprio su
questi particolare
aspetti,
sull'errata
interpretazione
delle informazioni
sensibili, che
vorremmo
soffermarci
qualche istante
riportandovi
alcuni tra gli
esempi più
classici di mala
interpretazione
fenomenica, da noi
denominati "no
sight".
No sights STATICI
Con tale accezione
desideriamo
designare tutti
quei casi, resi in
buona fede, nei
quali é un
qualsivoglia
elemento
statico a
generare le
condizioni
essenziali
affinché si
producano dei
report non
rilevanti, ovvero
dei veri e propri
casi che, a ragion
veduta, non
sussitono.
Questa tipologia
di errori é
indubbiamente la
più diffusa e trae
origine da un dato
essenziale: la
psiche umana tende
a ragionare per
simbolismi e ad
ancorare
determinati
concetti ad un
qualcosa che sia
facilmente
richiamabile a
livello mnemonico.
E' così che
frequentemente il
soggetto pare di
scorgere qualcosa
di incomprensibile
in una particolare
sagoma o forma
statica.
L'errore si
verifica
solitamente, come
già accennato, in
scarse condizioni
di luce e allorché
il percipiente si
trova ad una
distanza tale da
non poter
cogliere, con
dovizia di
particolari,
l'oggetto posto al
centro del suo
interesse e della
sua visuale.
A tal proposito,
si evidenzia come
la repentina
comparsa di fonti
luminose, laddove
non ve ne siano,
possa suscitare
nel soggetto un
comprensibile
sconcerto.

Vegetazione
boschiva e tronchi
d'albero.
A questa
categoria sono
riconducibili
diversi no sights
da noi raccolti
negli ultimi anni.
Trattasi di
reports
solitamente resici
mediante supporto
fotografico. Le
immagini, a
seconda dei casi,
sono diurne o
notturne e
presentano una
vegetazione più o
meno fitta senza
disdegnare la
rappresentazione
dei singoli
alberi.
Quando l'immagine
é diurna, colui
che rende la
segnalazione
afferma di
intravedere nei
tronchi delle
forme
antropomorfe: la
particolare
conformazione
della corteccia e
la sua varia
pigmentazione fa
sì che il soggetto
ravvisi in essa
fattezze umane
riconducibili,
soprattutto, a
volti umani.
Quando, invece,
l'elemento
naturale é ripreso
in scarse
condizioni di
visibilità (di
notte o in
presenza di nebbia
e foschia), esso
finisce spesso per
assumere la
fattezza di un
corpo umano,
immaginato nella
sua interezza:
soprattutto in
aperta campagna e
da distanza
ragguardevole, i
rami scheletrici
spogliati dal
rigore invernale,
paiono essere
braccia che talora
possono animarsi
dando vita alle
più svariate
fantasie.
I fusti, poi, che
risultino mutilati
dall'opera
dell'uomo o dalle
intemperie
naturali, possono
dare vita ad
un'ulteriore serie
di esperimenti
percettivi (come
nel caso a lato
proposto).

Artefatti.
Le zone ad
alto sviluppo
urbanistico
offrono lo spunto
per innumerevoli
no sights.
Le moderne città,
infatti,
presentano sempre
più alcuni
elementi che nulla
hanno a che fare
con il contesto
naturale dei
luoghi.
In questa
moltitudine di
forme e di colori,
generata da una
nutrita serie di
articoli,
l'osservatore meno
avveduto potrebbe
facilmente
incorrere in
taluni errori di
identificazione.
Parre incredibile
ma, da un'analisi
approfondita dei
casi sottopostici,
risulta che almeno
un 30% delle
errate
segnalazioni é
causa degli arredi
urbani osservati a
ragguardevole
distanza e
allorché la luce
solare scarseggia.
A corollario di
questo paragrafo
abbiamo inserito
qualche immagine
esplicativa.
Non sempre si ha
dunque a che fare
con sfuggenti
presenze: talvolta
indagare significa
dover smascherare
uno statico
parcometro o il
bizzarro
bocchettone di un
idrante (casi,
entrambi,
realmente
occorsici).
Questi componenti
possono assumere
delle sembianze
antropomorfe che
pongono in un
ingiustificato
stato d'allerta
gli astanti.
Va da sé che
questo tipo di no
sights é
solitamente di
facile soluzione:
l'osservatore,
infatti,
solitamente rende
un'impressione e
non la percezione
ponderata di un
preciso elemento.
Accade molto
spesso che colui
che inoltra la
segnalazione si
limiti a riferire
la presenza di una
sagoma che, a suo
dire, non ha nulla
di razionale.
Il timore di
accostarsi
all'elemento gioca
un ruolo dominante
in quanto non
consente di
determinare senza
indugi la reale
consistenza
dell'oggetto
osservato.
Se l'oggetto
presenta, poi,
delle parti
mobili, ecco che
questo facilmente
si anima
proiettando ombre
in movimento e
addirittura suoni
di natura ignota:
la biancheria
stesa all'aperto é
un classico caso
che più volte
abbiamo dovuto
registrare; il
colore candido,
illuminato dalla
luce lunare, si
trasforma talvolta
in una spettrale
apparizione che,
sferzata dai
refoli di vento,
si produce in una
rumorosa danza.
No sights
DINAMICI
In tale ambito
sono ricompresi
tutti quei casi,
resi in buona
fede, nei quali é
un qualsivoglia
elemento
dinamico a far
sì che si generi
un certo stato di
apprensione.
Questo genere di
segnalazioni, a
differenza dei
casi statici,
richiede talvolta
un maggiore
impegno
nell'ambito delle
indagini
allorquando, per
"dinamico", si
intenda un
fenomeno,
qualunque esso
sia, che non può
essere analizzato
mediante un
semplice
accostarsi del
ricercatore al
sito
dell'avvistamento.
A tal proposito,
si
contraddistinguono
tre particolari
sottospecie:
-
Evidenze dinamiche
la cui sussistenza
si produce senza
soluzione di
continuità o con
una sensibile
frequenza
temporale;
-
Evidenze dinamiche
la cui produzione
si verifica
raramente o in
concomitanza di
particolari
periodi dell'anno
o ricorrenze;
-
Evidenze dinamiche
univoche che
rappresentano un
unicum mai
più rilevato nel
corso delle
indagini o da
colui che per
primo ha percepito
il fenomeno.
La dinamicità del
fenomeno
registrato può far
capo, poi, a tre
ulteriori
categorie:
percezioni visive,
percezioni
olfattive e
percezioni
uditive. Più
raramente vengono
segnalate
percezioni tattili
o, comunque,
epidermiche.
Alla luce di
quanto sopra
esposto, in buona
sostanza si può
asserire che tale
tipologia di
eventi é
caratterizzata da
una più o meno
accentuata
riproducibilità e
dall'essere
registrabili con
modalità
differenti.
Trattasi dei casi
indubbiamente più
interessanti che,
sebbene si
risolvano per
ovvie ragioni in
un nulla di fatto,
consentono al
ricercatore di
allargare le
proprie conoscenze
e di mettere a
dura prova il
proprio metodo di
indagine ed il
bagaglio di
esperienza
acquisito nel
corso dei proprio
studi.
- I fenomeni
rilevabili con una
certa frequenza
sono i meno
complessi ma
spesso non
esentano il
ricercatore da
un'analisi
approfondita dei
dati a sua
disposizione. La
difficoltà
maggiore può
coincidere con
l'individuazione
della scaturigine
del fenomeno che,
a sua volta, può
essere dovuto alla
natura dei luoghi
o all'intervento
dell'uomo sui
luoghi e gli
ambienti medesimi.
- I casi
registratisi di
rado sono forse i
più interessanti
dal momento che si
rende necessaria
un duplice
approfondimento:
il rivelare
l'origine del
fenomeno e lo
spiegare il perché
esso si produca
unicamente in
concomitanza di
determinate
variabili fisiche
o temporali.
- Infine, le
segnalazioni di
cui non si ha
notizia di una sua
successiva
riproposizione,
rientrano nella
categoria dei no
sights qualora non
si disponga di
alcuna prova
materiale idonea
allo sviluppo di
ulteriori analisi:
in tale ipotesi,
per onestà
intellettuale, il
caso non sussiste
fatta salva la
buona fede di
colui che rende la
segnalazione.

No sights dinamici
di natura visiva
Non é
inconsueto che i
nostri utenti ci
interpellino per
segnalarci strani
fenomeni visivi
registrati
mediante la
percezione di
un'immagine in
movimento o che,
dopo aver fatto un
rapida comparsa,
sparisce
subitamente senza
lasciare traccia
di sé.
Al di là dei ben
noti casi in cui
l'oggetto
percepito é
unicamente
immaginato dal
percipiente (la
scienza medica ha
riempito diverse
pagine in
proposito), ve ne
sono altri in cui
un oggetto
reale dotato
di un proprio moto
é in grado di
confondere le idee
a colui che
l'osserva.
Il campo visivo é
solitamente
caratterizzato
dalla presenza
dell'oscurità e.
pertanto, nella
stragrande
maggioranza dei
casi, si ha a che
fare con fenomeni
notturni o
rilevati
all'interno di
luoghi non
illuminati o
scarsamente
illuminati.
Un oggetto che in
movimento,
percepito appena
nell'oscurità, é
in grad o
di per sé di
generare
apprensione. Lo é,
a maggior ragione,
quando il
movimento é
accompagnato da
una fonte luminosa
e, quindi,
l'oggetto emana
bagliori o luci.
I casi di no sight
di questa natura
da noi verificati,
sono riconducibili
alle più svariate
ipotesi che,
talvolta, si
possono archiviare
con un sorriso.
Un accendino
utilizzato a
parecchi metri di
distanza dal punto
nel quale si trova
ad essere
l'osservatore può
provocare bagliori
che nulla hanno a
che vedere con una
presunta
apparizione di ben
altra natura.
Ancora più
incredibile é
quanto una
sigaretta sia in
grado di fare se
accesa di notte da
una persona in
movimento e se
questa la fumi con
una certa avidità:
é risaputo che la
brace attizzata
dalle boccate del
fumatore é
avvistabile anche
da notevole
distanza (i nostri
nonni, in tempo di
guerra, si
guardavano bene
dal fumare il
tabacco allo
scoperto per non
facilitare l'opera
dei cecchini).
Ma nel corso di
lunghi anni di
indagini, ci siamo
imbattuti in casi
ben più bizzarri
ma altrettanto
interessanti.
Dalla
torcia elettrica
utilizzata dal
custode di un
qualche luogo
degno di interesse
storico e
parapsicologico,
abbiamo registrato
anche il caso di
un faro fantasma
che, in condizioni
di fitta nebbia,
da distante
proiettava una
pallida luce su di
un promontorio: in
tal caso emerge
con chiarezza come
la scarsa o
pressoché nulla
conoscenza dei
luoghi possa
essere fonte di
male
interpretazioni da
parte
dell'osservatore.
Allo stesso modo,
un fievole neon
appostato su di
una chiesa
pugliese aveva
dato vita alla
leggendaria
"presenza del
campanile" con
buona pace dei
ristoratori che
facevano ottimi
affari con i
curiosi che
venivano ad
osservare il
fenomeno.
La casistica
risulta
interminabile. Si
pensi che, alcuni
anni or sono, ci
venne segnalata
l'apparizione e la
repentina
sparizione di una
vettura. Il
fenomeno,
registrato nella
zona dei Colli
Euganei in
provincia di
Padova, non trovò
mai una soluzione
e si concluse con
un'obbligata
presunzione di non
sussistenza da
parte nostra.
Da
quanto si apprese,
la vettura
imputata
proveniente dalla
carreggiata
opposta, si
avvicinò al
veicolo nel quale
si trovava una
giovane coppia e,
superatolo, sparì
dallo specchietto
retrovisore senza
alcuna apparente
spiegazione.
Stante la
difficile
identificazione
del luogo esatto
dell'avvistamento,
ulteriori indagini
si conclusero con
un nulla di fatto.
Fu tuttavia
possibile
raccogliere
elementi tali da
lasciar supporre
che, data la
morfologia della
strada collinare,
ricca di tornanti,
la vettura potesse
essere tutt'altro
che eterea e che
questa, dopo aver
percorso una
curva, fosse scesa
di livello
sull'asse stradale
facendo perdere
magicamente le
proprie tracce.
Ancora una volta,
quindi, lo studio
del sito si
dimostra
fondamentale per
poter abbozzare
una prima ipotesi
di tipo razionale.
Casi come questi,
tuttavia, non
vanno
sottovalutati dal
momento che sono
diversi i luoghi
in cui apparizioni
di questo genere
vengono registrate
con una certa
frequenza da
diversi testimoni
che si trovano a
transitare lungo
una determinata
strada. Nella
fattispecie qui
considerata,
nessuno più ebbe
modo di segnalarci
la strana vettura
e i nostri
appostamenti
notturni
risultarono
infruttuosi.
Recentemente, il
nostro gruppo di
ricerca ha
ricevuto una
curiosissima
segnalazione
resaci da un
signore
piemontese. Nel
dettaglio, veniva
richiesto il
nostro intervento
per venire a capo
di un inconsueto
caso di sparizione
di oggetti.
L'utente
raccontava che
taluni oggetti
metallici riposti
nottetempo nel
garage della
propria casa, nel
corso della notte
sparivano oppure
venivano rinvenuti
in una posizione
differente da
quella nella quale
erano stati
riposti.
E' più che
comprensibile
l'apprensione del
nostro utente che,
non rilevando
alcuna infrazione
al garage, non
riusciva a
spiegare
razionalmente
quanto capitava
nella sua
abitazione.
Dopo aver
approfondito il
più possibile la
curiosa dinamica
del fenomeno,
consigliammo al
signore di
sistemare una
videocamera
nell'ambiente
interessato al
fine di poter
reperire ulteriori
elementi utili a
fare chiarezza.
Dopo un paio di
giorni, una e-mail
ci informava che
il caso poteva
essere archiviato
con buona pace di
tutti: la
misteriosa
presenza che si
divertiva a
spostare gli
oggetti di casa
era un ratto che,
ripreso in
notturna dalla
videocamera, aveva
dato prova di
essere
irresistibilmente
attratto dagli
oggetti custoditi
nel garage.
La cosa fa
senz'altro
sorridere ma é pur
sempre
esemplificativa di
quante possano
essere le ragioni
che possono
determinare un no
sight.
No sights dinamici
di natura acustica
Lugubri lamenti,
bisbigli
incomprensibili e
rumori inconsueti
sono spesso alla
base di diverse
segnalazioni.
In questa sede
prenderemo a
riferimento i soli
fenomeni acustici
direttamente
rilevabili
dall'orecchio
umano con
l'esclusione di
tutte le frequenze
che si attestino
al di sotto di
tale soglia.
La maggior parte
delle segnalazioni
prende spunto da
rilevazioni
ambientali,
percepite dal
soggetto in
maniera diretta e
non mediata
(attraverso
apparati di
registrazione):
solitamente il
soggetto ode un
qualsivoglia
suono, rumore o
fonema del quale
ignora la fonte.
Queste rilevazioni
possono avvenire
indistintamente in
luoghi aperti o in
ambienti chiusi,
nell'ambito di uno
scenario di
riferimento che
può rilevarsi sia
dinamico che
statico.
La prima
constatazione che
la nostra
esperienza ci
consente di
esporre consiste
nel fatto che la
percezione uditiva
ha solitamente a
che fare con il
riprodursi di un
effetto sonoro
sgradevole o
inquietante: sono
rari i casi in cui
il soggetto
segnali la
presenza di un
fenomeno acustico
gradevole o
rilassante.
In secondo luogo,
è possibile
distinguere i casi
in cui:
Per ovvie ragioni,
i casi rientranti
nel primo tipo di
rilevazioni sono
più facilmente
affrontabili. Non
si dimentichi che
il ricercatore
pluriennale
finisce con
l'acquisire una
certa
dimestichezza con
questo genere di
report e,
pertanto, dispone
solitamente di una
esperienza tale da
poter agevolmente
consultare
l'archivio dei
fenomeni acustici
rilevati nel corso
delle indagini.
Per tale ragione,
il ricercatore
psichico sa che è
fondamentale
compiere
primariamente
un'immediata
verifica dello
scenario in cui
l'evento acustico
si è prodotto.
I casi di no
sights relativi a
questo genere di
eventi è piuttosto
cospicuo.
Il rinvenimento
della soluzione é
tanto più agevole
quanto più
ristretto è il
campo di indagine
fisico:
soprattutto negli
ambienti chiusi,
sono le strutture
portanti e la
conformazione dei
luoghi a rendere
più o meno spedita
la ricerca.
Uno dei casi che
più frequentemente
ci viene
sottoposto
consiste
nell'udire un
sommesso rumore di
passi all'interno
di una stanza o
nel vano scale.
Tali inquietanti
rumori trovano
talvolta una
rapida soluzione
nelle strutture
metalliche o
lignee del luogo.
E' noto che il
"legno parla" e,
pertanto, è tutt'altro
che inconsueto che
vecchi armadi o
assiti, in
concomitanza di
escursioni
termiche, possano
scricchiolare
dando vita a
quello che, a
tutti gli effetti,
può apparire in
prima battuta un
incomprensibile
scalpiccio.
In
particolare,
l'aumento della
temperatura
ambientale, può
far sì che il
legno si dilati e
successivamente si
restringa di
qualche millimetro
assicurando così
un effetto domino
con le strutture
lignee adiacenti
(assi).
Lo stesso può
verificarsi quando
a fare da
protagonista siano
strutture
metalliche.
A tal proposito,
indiziate
principali sono le
strutture
metalliche
afferenti al
sistema di
riscaldamento
dell'ambiente.
Le vecchie
tubature, con una
dinamica analoga a
quella sopra
menzionata,
possono
sorprendere il
percipiente nel
cuore della notte
con la produzione
di una serie
tiptologica di
suoni simili
talvolta a
ticchettì o a
sorde esplosioni.
La presenza
dell'acqua é un
altro indice di
presunta
razionalità
dell'evento
sonoro: il
gocciolare della
pioggia da un
vecchio spiovente
o addirittura
piccoli corsi
d'acqua
sotterranei
possono dare vita
a passi cadenzati
che di insolito
hanno ben poco.
Lo stesso
passaggio di
animali selvatici
(ebbene sì! I
ratti...ancora
loro!) sono stati
da noi individuati
quale fonte di
produzione di
inspiegabili
scorribande
all'interno di
antichi stabili.
Più difficoltoso
risulta talvolta
far chiarezza sui
suoni registrati
all'aperto: il
vento, penetrando
o scalfendo le più
disparate
superfici, é in
grado da solo di
generare una
varietà di
fenomeni acustici
sorprendente: dal
sibilo, al gemito,
all'urlo più
spettrale.
Inoltre, non si
dimentichi che il
vento è in grado
di trasportare a
parecchie decine
di chilometri i
suoni che,
immediatamente
individuabili
nella loro
consistenza, si
producono in zone
ben diverse da
quelle in cui si
indaga.
Qualora si versi
in uno stato di
moto, le frequenze
acustiche captate
dal padiglione
auricolare possono
lasciare talvolta
perplessi.
Banale ricordare
l'esempio in cui
il finestrino
aperto di veicolo
a od il percorrere
terreni sconnessi,
possono generare
tonfi o fruscii
tutt'altro che
naturali.
Se il lettore
vuole sperimentare
un'evenienza
simile, provi a
prestare orecchio
a taluni gemiti
prodotti di tanto
in tanto dallo
sferragliare del
treno: all'interno
della carrozza i
cigolii che si
producono possono
inquietare i più
suggestionabili.
Il lettore tenga
ben presente che,
in questa sede, si
stanno analizzando
i casi di no
sights nei quali
ci siamo imbattuti
con maggior
frequenza e non
dimentichi che
accanto a questi
episodi ve ne sono
innumerevoli altri
che meritano una
trattazione
approfondita di
nautura
psicofonica.
Esistono numerosi
casi di "suoni" e
di "voci" che,
analizzati in
laboratorio, hanno
rivelato anomalie
di assoluto
spessore.
No sights dinamici
di natura
olfattiva
Non capita di
infrequente che i
luoghi pregni di
residui psichici
consentano agli
astanti di
percepire
olfattivamente
odori o profumi
più o meno
intensi.
Talvolta, queste
percezioni
accompagnano altre
evidenze di tipo
visivo o acustico
e vanno a comporre
un quadro di
riferimento di
estremo interesse.
Secondo i
ricercatori,
questo genere di
esperienze è
plausibile giacché
questa tipologia
di segnali non si
differenzierebbe
dal concetto
generale di
"registrazione":
in buona sostanza,
secondo recenti
indagini, pare
verosimile che
fenomeni di tipo
olfattivo emergano
laddove si
instauri una
comunicazione
psichica tra le
energie stanziali
ed il ricercatore.
Avvenimenti di
questo tipo si
verificano
solitamente alla
presenza di validi
sensitivi.
Le sensazioni
registrate possono
essere delle più
disparate: dal
profumo di fiori,
al pungente odore
di letame.
Nei casi più seri,
tali odori sono
spesso
riconducibili a
registrazioni
ambientali che
variano dal
piacevole al
drammatico.
A fronte di
interessantissimi
casi di
comunicazione
olfattiva
(registratisi
anche di recente
alla presenza di
numerosi
testimoni), va da
sé che anche
questo genere di
percezioni può
avere, in
determinati
ambiti, una
spiegazione
meramente
razionale.
Soprattutto nei
vecchi manieri o
in aperta
campagna, é
possibile che le
correnti d'aria
trasportino
profumi od odori
che sembrano non
avere una propria
scaturigine nel
luogo d'indagine.
In ambienti molto
umidi, odori
rievocanti il
legno e le muffe
sono tutt'altro
che insoliti.
E' per questo che
il buon
ricercatore non
deve lasciarsi
trarre in inganno
con eccessiva
facilità e deve,
come di consueto,
procedere per
gradi senza alcun
trasporto emotivo.
In particolare, si
rende necessaria
un'analisi non
solo della
ristretta area
sottoposta ad
indagine ma della
intera zona,
acquisendo per
quanto più
possibile
informazioni in
merito alla
possibile fonte di
avvisi olfattivi
di tal genere.
I casi più
interessanti
consistono,
invece, negli
episodi nei quali
l'emanazione di un
certo fenomeno di
tipo olfattivo
pare provenire da
una zona ben
delimitata.
Talvolta il
profumo o l'odore
è avvertibile
solamente in un
range di pochi
metri o centimetri
ed è in questi
frangenti che il
ricercatore deve
compiere ogni
sforzo utile a
stabilire se ci si
trovi dinanzi ad
un accadimento
assolutamente
naturale o ad una
qualche forma di
comunicazione
psichica.
L'estemporaneità
del fenomeno o la
sua abituale
ricorrenza possono
risultare
determinanti nel
concludere
costruttivamente
una ricerca di
questo tipo.
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