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Nel corso di indagini conoscitive pluriennali,
il nostro Staff ha avuto modo di imbattersi in un nutritissimo numero di segnalazioni talora così verosimili da far sì che il nostro gruppo attivasse ogni seria procedura atta alla raccolta di quante più informazioni sensibili fosse consentito reperire.
L'esperienza maturata sul campo ci ha permesso di addivenire alla conclusione che, nella maggior parte delle indagini risoltesi con il mero ausilio della razionalità, coloro che rendono segnalazioni interessanti lo fanno sulla scorta di una appurata buona fede.
La suggestione, la paura o la semplice ignoranza non-conoscenza dimostrata nei confronti della materia trattata o dell'ambiente, spesso e volentieri conduce diverse persone a creare dei veri e propri casi laddove non vi é nulla che non sia intuitivamente spiegabile con una piccola analisi fattuale e fisica dei luoghi.
Non per questo, tali segnalazioni non meritano di essere considerate con la massima attenzione possibile giacché ogni esperienza umana risulta interessante ai fini della conoscenza ed allo sviluppo di nuovi protocolli d'indagine.
Il dato che, forse scontato, merita di essere innanzi tutto evidenziato é rappresentato dal fatto che tale tipologia di segnalazioni (che d'ora innanzi chiameremo "no sight") vengono solitamente registrate in condizioni di scarsa visibilità ovvero in assenza della luce solare.
L'oscurità, infatti, non solo agevola l'errata interpretazione visiva dei fenomeni e degli oggetti, ma pone il percipiente in una condizione mentale che, in base alle circostanze ed ai luoghi in cui esso si trova, può risultare scevra di razionalità.
L'uomo non solo teme ciò che non vede, dunque, ma ha timore anche di ciò che percepisce seppur in maniera assolutamente errata o parziale.
Un secondo dato rilevante é costituito dal fatto che solitamente i no sight vengono registrati nella pressoché assenza totale di una qualsivoglia strumentazione che possa favorire una corretta interpretazione delle informazioni sensibili: stante l'irripetibilità di alcuni fenomeni presumibilmente genuini, risulta talvolta impossibile ricostruire una qualsiasi dinamica degli eventi sulla base di una narrazione non supportata da evidenze oggettive e prove certe.
Infine, ci pare interessante evidenziare come sia l'ambiente stesso a giocare un ruolo essenziale nell'ambito dei no sights.
L'ambientazione può contribuire al generare falsi allarmi per almeno un paio di ragioni:

  • Un luogo lugubre, tradizionalmente al centro di oscuri accadimenti o, più semplicemente, corredato da trascorsi storici di un certo spessore, può generare nell'astante l'aspettativa di scorgere o percepire quanto di fatto non trova alcun riscontro;
     

  • La particolare morfologia del luogo, le condizioni ottiche in cui questo si presenta e la serie più o meno nutrita di pertinenze ed elementi accessori che ne fanno da corredo, può indurre il soggetto ad attribuire a determinate forme il più vario dei significati.

E' proprio su questi particolare aspetti, sull'errata interpretazione delle informazioni sensibili, che vorremmo soffermarci qualche istante riportandovi alcuni tra gli esempi più classici di mala interpretazione fenomenica, da noi denominati "no sight".

 

No sights STATICI

Con tale accezione desideriamo designare tutti quei casi, resi in buona fede, nei quali é un qualsivoglia elemento statico a generare le condizioni essenziali affinché si producano dei report non rilevanti, ovvero dei veri e propri casi che, a ragion veduta, non sussitono.
Questa tipologia di errori é indubbiamente la più diffusa e trae origine da un dato essenziale: la psiche umana tende a ragionare per simbolismi e ad ancorare determinati concetti ad un qualcosa che sia facilmente richiamabile a livello mnemonico. E' così che frequentemente il soggetto pare di scorgere qualcosa di incomprensibile in una particolare sagoma o forma statica.
L'errore si verifica solitamente, come già accennato, in scarse condizioni di luce e allorché il percipiente si trova ad una distanza tale da non poter cogliere, con dovizia di particolari, l'oggetto posto al centro del suo interesse e della sua visuale.
A tal proposito, si evidenzia come la repentina comparsa di fonti luminose, laddove non ve ne siano, possa suscitare nel soggetto un comprensibile sconcerto.


Vegetazione boschiva e tronchi d'albero.
A questa categoria sono riconducibili diversi no sights da noi raccolti negli ultimi anni.
Trattasi di reports solitamente resici mediante supporto fotografico. Le immagini, a seconda dei casi, sono diurne o notturne e presentano una vegetazione più o meno fitta senza disdegnare la rappresentazione dei singoli alberi.
Quando l'immagine é diurna, colui che rende la segnalazione afferma di intravedere nei tronchi delle forme antropomorfe: la particolare conformazione della corteccia e la sua varia pigmentazione fa sì che il soggetto ravvisi in essa fattezze umane riconducibili, soprattutto, a volti umani.
Quando, invece, l'elemento naturale é ripreso in scarse condizioni di visibilità (di notte o in presenza di nebbia e foschia), esso finisce spesso per assumere la fattezza di un corpo umano, immaginato nella sua interezza: soprattutto in aperta campagna e da distanza ragguardevole, i rami scheletrici spogliati dal rigore invernale, paiono essere braccia che talora possono animarsi dando vita alle più svariate fantasie.
I fusti, poi, che risultino mutilati dall'opera dell'uomo o dalle intemperie naturali, possono dare vita ad un'ulteriore serie di esperimenti percettivi (come nel caso a lato proposto).

Artefatti.
Le zone ad alto sviluppo urbanistico offrono lo spunto per innumerevoli no sights.
Le moderne città, infatti, presentano sempre più alcuni elementi che nulla hanno a che fare con il contesto naturale dei luoghi.
In questa moltitudine di forme e di colori, generata da una nutrita serie di articoli, l'osservatore meno avveduto potrebbe facilmente incorrere in taluni errori di identificazione.
Parre incredibile ma, da un'analisi approfondita dei casi sottopostici, risulta che almeno un 30% delle errate segnalazioni é causa degli arredi urbani osservati a ragguardevole distanza e allorché la luce solare scarseggia.
A corollario di questo paragrafo abbiamo inserito qualche immagine esplicativa.
Non sempre si ha dunque a che fare con sfuggenti presenze: talvolta indagare significa dover smascherare uno statico parcometro o il bizzarro bocchettone di un idrante (casi, entrambi, realmente occorsici).
Questi componenti possono assumere delle sembianze antropomorfe che pongono in un ingiustificato stato d'allerta gli astanti.
Va da sé che questo tipo di no sights é solitamente di facile soluzione: l'osservatore, infatti, solitamente rende un'impressione e non la percezione ponderata di un preciso elemento.
Accade molto spesso che colui che inoltra la segnalazione si limiti a riferire la presenza di una sagoma che, a suo dire, non ha nulla di razionale.
Il timore di accostarsi all'elemento gioca un ruolo dominante in quanto non consente di determinare senza indugi la reale consistenza dell'oggetto osservato.
Se l'oggetto presenta, poi, delle parti mobili, ecco che questo facilmente si anima proiettando ombre in movimento e addirittura suoni di natura ignota: la biancheria stesa all'aperto é un classico caso che più volte abbiamo dovuto registrare; il colore candido, illuminato dalla luce lunare, si trasforma talvolta in una spettrale apparizione che, sferzata dai refoli di vento, si produce in una rumorosa danza.

 

No sights DINAMICI

In tale ambito sono ricompresi tutti quei casi, resi in buona fede, nei quali é un qualsivoglia elemento dinamico a far sì che si generi un certo stato di apprensione.
Questo genere di segnalazioni, a differenza dei casi statici, richiede talvolta un maggiore impegno nell'ambito delle indagini allorquando, per "dinamico", si intenda un fenomeno, qualunque esso sia, che non può essere analizzato mediante un semplice accostarsi del ricercatore al sito dell'avvistamento.
A tal proposito, si contraddistinguono tre particolari sottospecie:

  • Evidenze dinamiche la cui sussistenza si produce senza soluzione di continuità o con una sensibile frequenza temporale;
     

  • Evidenze dinamiche la cui produzione si verifica raramente o in concomitanza di particolari periodi dell'anno o ricorrenze;
     

  • Evidenze dinamiche univoche che rappresentano un unicum mai più rilevato nel corso delle indagini o da colui che per primo ha percepito il fenomeno.

La dinamicità del fenomeno registrato può far capo, poi, a tre ulteriori categorie: percezioni visive, percezioni olfattive e percezioni uditive. Più raramente vengono segnalate percezioni tattili o, comunque, epidermiche.

Alla luce di quanto sopra esposto, in buona sostanza si può asserire che tale tipologia di eventi é caratterizzata da una più o meno accentuata riproducibilità e dall'essere registrabili con modalità differenti.
Trattasi dei casi indubbiamente più interessanti che, sebbene si risolvano per ovvie ragioni in un nulla di fatto, consentono al ricercatore di allargare le proprie conoscenze e di mettere a dura prova il proprio metodo di indagine ed il bagaglio di esperienza acquisito nel corso dei proprio studi.

- I fenomeni rilevabili con una certa frequenza sono i meno complessi ma spesso non esentano il ricercatore da un'analisi approfondita dei dati a sua disposizione. La difficoltà maggiore può coincidere con l'individuazione della scaturigine del fenomeno che, a sua volta, può essere dovuto alla natura dei luoghi o all'intervento dell'uomo sui luoghi e gli ambienti medesimi.
- I casi registratisi di rado sono forse i più interessanti dal momento che si rende necessaria un duplice approfondimento: il rivelare l'origine del fenomeno e lo spiegare il perché esso si produca unicamente in concomitanza di determinate variabili fisiche o temporali.
- Infine, le segnalazioni di cui non si ha notizia di una sua successiva riproposizione, rientrano nella categoria dei no sights qualora non si disponga di alcuna prova materiale idonea allo sviluppo di ulteriori analisi: in tale ipotesi, per onestà intellettuale, il caso non sussiste fatta salva la buona fede di colui che rende la segnalazione.

 

No sights dinamici di natura visiva
Non é inconsueto che i nostri utenti ci interpellino per segnalarci strani fenomeni visivi registrati mediante la percezione di un'immagine in movimento o che, dopo aver fatto un rapida comparsa, sparisce subitamente senza lasciare traccia di sé.
Al di là dei ben noti casi in cui l'oggetto percepito é unicamente immaginato dal percipiente (la scienza medica ha riempito diverse pagine in proposito), ve ne sono altri in cui un oggetto reale dotato di un proprio moto é in grado di confondere le idee a colui che l'osserva.
Il campo visivo é solitamente caratterizzato dalla presenza dell'oscurità e. pertanto, nella stragrande maggioranza dei casi, si ha a che fare con fenomeni notturni o rilevati all'interno di luoghi non illuminati o scarsamente illuminati.
Un oggetto che in movimento, percepito appena nell'oscurità, é in grado di per sé di generare apprensione. Lo é, a maggior ragione, quando il movimento é accompagnato da una fonte luminosa e, quindi, l'oggetto emana bagliori o luci.
I casi di no sight di questa natura da noi verificati, sono riconducibili alle più svariate ipotesi che, talvolta, si possono archiviare con un sorriso.
Un accendino utilizzato a parecchi metri di distanza dal punto nel quale si trova ad essere l'osservatore può provocare bagliori che nulla hanno a che vedere con una presunta apparizione di ben altra natura.
Ancora più incredibile é quanto una sigaretta sia in grado di fare se accesa di notte da una persona in movimento e se questa la fumi con una certa avidità: é risaputo che la brace attizzata dalle boccate del fumatore é avvistabile anche da notevole distanza (i nostri nonni, in tempo di guerra, si guardavano bene dal fumare il tabacco allo scoperto per non facilitare l'opera dei cecchini).
Ma nel corso di lunghi anni di indagini, ci siamo imbattuti in casi ben più bizzarri ma altrettanto interessanti.
Dalla torcia elettrica utilizzata dal custode di un qualche luogo degno di interesse storico e parapsicologico, abbiamo registrato anche il caso di un faro fantasma che, in condizioni di fitta nebbia, da distante proiettava una pallida luce su di un promontorio: in tal caso emerge con chiarezza come la scarsa o pressoché nulla conoscenza dei luoghi possa essere fonte di male interpretazioni da parte dell'osservatore. Allo stesso modo, un fievole neon appostato su di una chiesa pugliese aveva dato vita alla leggendaria "presenza del campanile" con buona pace dei ristoratori che facevano ottimi affari con i curiosi che venivano ad osservare il fenomeno.
La casistica risulta interminabile. Si pensi che, alcuni anni or sono, ci venne segnalata l'apparizione e la repentina sparizione di una vettura. Il fenomeno, registrato nella zona dei Colli Euganei in provincia di Padova, non trovò mai una soluzione e si concluse con un'obbligata presunzione di non sussistenza da parte nostra. Da quanto si apprese, la vettura imputata proveniente dalla carreggiata opposta, si avvicinò al veicolo nel quale si trovava una giovane coppia e, superatolo, sparì dallo specchietto retrovisore senza alcuna apparente spiegazione. Stante la difficile identificazione del luogo esatto dell'avvistamento, ulteriori indagini si conclusero con un nulla di fatto. Fu tuttavia possibile raccogliere elementi tali da lasciar supporre che, data la morfologia della strada collinare, ricca di tornanti, la vettura potesse essere tutt'altro che eterea e che questa, dopo aver percorso una curva, fosse scesa di livello sull'asse stradale facendo perdere magicamente le proprie tracce. Ancora una volta, quindi, lo studio del sito si dimostra fondamentale per poter abbozzare una prima ipotesi di tipo razionale.
Casi come questi, tuttavia, non vanno sottovalutati dal momento che sono diversi i luoghi in cui apparizioni di questo genere vengono registrate con una certa frequenza da diversi testimoni che si trovano a transitare lungo una determinata strada. Nella fattispecie qui considerata, nessuno più ebbe modo di segnalarci la strana vettura e i nostri appostamenti notturni risultarono infruttuosi.
Recentemente, il nostro gruppo di ricerca ha ricevuto una curiosissima segnalazione resaci da un signore piemontese. Nel dettaglio, veniva richiesto il nostro intervento per venire a capo di un inconsueto caso di sparizione di oggetti.
L'utente raccontava che taluni oggetti metallici riposti nottetempo nel garage della propria casa, nel corso della notte sparivano oppure venivano rinvenuti in una posizione differente da quella nella quale erano stati riposti.
E' più che comprensibile l'apprensione del nostro utente che, non rilevando alcuna infrazione al garage, non riusciva a spiegare razionalmente quanto capitava nella sua abitazione.
Dopo aver approfondito il più possibile la curiosa dinamica del fenomeno, consigliammo al signore di sistemare una videocamera nell'ambiente interessato al fine di poter reperire ulteriori elementi utili a fare chiarezza.
Dopo un paio di giorni, una e-mail ci informava che il caso poteva essere archiviato con buona pace di tutti: la misteriosa presenza che si divertiva a spostare gli oggetti di casa era un ratto che, ripreso in notturna dalla videocamera, aveva dato prova di essere irresistibilmente attratto dagli oggetti custoditi nel garage.
La cosa fa senz'altro sorridere ma é pur sempre esemplificativa di quante possano essere le ragioni che possono determinare un no sight.
 

No sights dinamici di natura acustica
Lugubri lamenti, bisbigli incomprensibili e rumori inconsueti sono spesso alla base di diverse segnalazioni.
In questa sede prenderemo a riferimento i soli fenomeni acustici direttamente rilevabili dall'orecchio umano con l'esclusione di tutte le frequenze che si attestino al di sotto di tale soglia.
La maggior parte delle segnalazioni prende spunto da rilevazioni ambientali, percepite dal soggetto in maniera diretta e non mediata (attraverso apparati di registrazione): solitamente il soggetto ode un qualsivoglia suono, rumore o fonema del quale ignora la fonte.
Queste rilevazioni possono avvenire indistintamente in luoghi aperti o in ambienti chiusi, nell'ambito di uno scenario di riferimento che può rilevarsi sia dinamico che statico.
La prima constatazione che la nostra esperienza ci consente di esporre consiste nel fatto che la percezione uditiva ha solitamente a che fare con il riprodursi di un effetto sonoro sgradevole o inquietante: sono rari i casi in cui il soggetto segnali la presenza di un fenomeno acustico gradevole o rilassante.
In secondo luogo, è possibile distinguere i casi in cui:

  • Il percipiente si trovi in uno stato di relativa quiete - immobilità fisica;
     

  • Il percipiente sia in movimento all'atto della percezione acustica;


Per ovvie ragioni, i casi rientranti nel primo tipo di rilevazioni sono più facilmente affrontabili. Non si dimentichi che il ricercatore pluriennale finisce con l'acquisire una certa dimestichezza con questo genere di report e, pertanto, dispone solitamente di una esperienza tale da poter agevolmente consultare l'archivio dei fenomeni acustici rilevati nel corso delle indagini.
Per tale ragione, il ricercatore psichico sa che è fondamentale compiere primariamente un'immediata verifica dello scenario in cui l'evento acustico si è prodotto.
I casi di no sights relativi a questo genere di eventi è piuttosto cospicuo.
Il rinvenimento della soluzione é tanto più agevole quanto più ristretto è il campo di indagine fisico: soprattutto negli ambienti chiusi, sono le strutture portanti e la conformazione dei luoghi a rendere più o meno spedita la ricerca.
Uno dei casi che più frequentemente ci viene sottoposto consiste nell'udire un sommesso rumore di passi all'interno di una stanza o nel vano scale.
Tali inquietanti rumori trovano talvolta una rapida soluzione nelle strutture metalliche o lignee del luogo. E' noto che il "legno parla" e, pertanto, è tutt'altro che inconsueto che vecchi armadi o assiti, in concomitanza di escursioni termiche, possano scricchiolare dando vita a quello che, a tutti gli effetti, può apparire in prima battuta un incomprensibile scalpiccio.
In particolare, l'aumento della temperatura ambientale, può far sì che il legno si dilati e successivamente si restringa di qualche millimetro assicurando così un effetto domino con le strutture lignee adiacenti (assi).
Lo stesso può verificarsi quando a fare da protagonista siano strutture metalliche.
A tal proposito, indiziate principali sono le strutture metalliche afferenti al sistema di riscaldamento dell'ambiente.
Le vecchie tubature, con una dinamica analoga a quella sopra menzionata, possono sorprendere il percipiente nel cuore della notte con la produzione di una serie tiptologica di suoni simili talvolta a ticchettì o a sorde esplosioni.
La presenza dell'acqua é un altro indice di presunta razionalità dell'evento sonoro: il gocciolare della pioggia da un vecchio spiovente o addirittura piccoli corsi d'acqua sotterranei possono dare vita a passi cadenzati che di insolito hanno ben poco.
Lo stesso passaggio di animali selvatici (ebbene sì! I ratti...ancora loro!) sono stati da noi individuati quale fonte di produzione di inspiegabili scorribande all'interno di antichi stabili.
Più difficoltoso risulta talvolta far chiarezza sui suoni registrati all'aperto: il vento, penetrando o scalfendo le più disparate superfici, é in grado da solo di generare una varietà di fenomeni acustici sorprendente: dal sibilo, al gemito, all'urlo più spettrale.
Inoltre, non si dimentichi che il vento è in grado di trasportare a parecchie decine di chilometri i suoni che, immediatamente individuabili nella loro consistenza, si producono in zone ben diverse da quelle in cui si indaga.

Qualora si versi in uno stato di moto, le frequenze acustiche captate dal padiglione auricolare possono lasciare talvolta perplessi.
Banale ricordare l'esempio in cui il finestrino aperto di veicolo a od il percorrere terreni sconnessi, possono generare tonfi o fruscii tutt'altro che naturali.
Se il lettore vuole sperimentare un'evenienza simile, provi a prestare orecchio a taluni gemiti prodotti di tanto in tanto dallo sferragliare del treno: all'interno della carrozza i cigolii che si producono possono inquietare i più suggestionabili.

Il lettore tenga ben presente che, in questa sede, si stanno analizzando i casi di no sights nei quali ci siamo imbattuti con maggior frequenza e non dimentichi che accanto a questi episodi ve ne sono innumerevoli altri che meritano una trattazione approfondita di nautura psicofonica. Esistono numerosi casi di "suoni" e di "voci" che, analizzati in laboratorio, hanno rivelato anomalie di assoluto spessore.

No sights dinamici di natura olfattiva
Non capita di infrequente che i luoghi pregni di residui psichici consentano agli astanti di percepire olfattivamente odori o profumi più o meno intensi.
Talvolta, queste percezioni accompagnano altre evidenze di tipo visivo o acustico e vanno a comporre un quadro di riferimento di estremo interesse.
Secondo i ricercatori, questo genere di esperienze è plausibile giacché questa tipologia di segnali non si differenzierebbe dal concetto generale di "registrazione": in buona sostanza, secondo recenti indagini, pare verosimile che fenomeni di tipo olfattivo emergano laddove si instauri una comunicazione psichica tra le energie stanziali ed il ricercatore. Avvenimenti di questo tipo si verificano solitamente alla presenza di validi sensitivi.
Le sensazioni registrate possono essere delle più disparate: dal profumo di fiori, al pungente odore di letame.
Nei casi più seri, tali odori sono spesso riconducibili a registrazioni ambientali che variano dal piacevole al drammatico.
A fronte di interessantissimi casi di comunicazione olfattiva (registratisi anche di recente alla presenza di numerosi testimoni), va da sé che anche questo genere di percezioni può avere, in determinati ambiti, una spiegazione meramente razionale.
Soprattutto nei vecchi manieri o in aperta campagna, é possibile che le correnti d'aria trasportino profumi od odori che sembrano non avere una propria scaturigine nel luogo d'indagine.
In ambienti molto umidi, odori rievocanti il legno e le muffe sono tutt'altro che insoliti.
E' per questo che il buon ricercatore non deve lasciarsi trarre in inganno con eccessiva facilità e deve, come di consueto, procedere per gradi senza alcun trasporto emotivo.
In particolare, si rende necessaria un'analisi non solo della ristretta area sottoposta ad indagine ma della intera zona, acquisendo per quanto più possibile informazioni in merito alla possibile fonte di avvisi olfattivi di tal genere.
I casi più interessanti consistono, invece, negli episodi nei quali l'emanazione di un certo fenomeno di tipo olfattivo pare provenire da una zona ben delimitata. Talvolta il profumo o l'odore è avvertibile solamente in un range di pochi metri o centimetri ed è in questi frangenti che il ricercatore deve compiere ogni sforzo utile a stabilire se ci si trovi dinanzi ad un accadimento assolutamente naturale o ad una qualche forma di comunicazione psichica.
L'estemporaneità del fenomeno o la sua abituale ricorrenza possono risultare determinanti nel concludere costruttivamente una ricerca di questo tipo.

 

 
 
 
 

 
 

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