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L'antica
credenza dei
Fantasmi é stata
trasposta in ogni
espressione della
creatività umana,
ed in particolare
nella
cinematografia,
nella musica e
nella letteratura.
In forma scritta,
l'idea dello
Spettro si é
perpetuata nei
secoli giungendo
sino a noi
custodita tra le
pagine di numerosi
romanzi nei quali
sono state
trasposte,
adattate al
canovaccio,
diverse leggende
appartenenti alle
popolazioni più
disparate.
La musica ed in
particolare la
musica lirica
hanno ereditato il
gradimento per le
storie di
apparizioni ed é
così che sono
numerose le
rappresentazioni
in cui vengono
evocate le imprese
degli essere
disincarnati.
Nell'Età Classica,
i Fantasmi
che la letteratura
ci ha tramandato
sembrano possedere
il dono della
precognizione e
spesso e
volentieri vengono
invocati dai
sovrani e dagli
eroi in momenti
particolarmente
drammatici per i
loro popoli.
All'entità che va
materializzandosi
é richiesto un
intervento
propiziatorio o,
più spesso, un
responso in merito
agli eventi
prossimi futuri.
Se correttamente
intendiamo come
"Fantasma" ogni
forma di tipo
apparizionale
(dall'antico greco
"faino"),
possiamo
indubbiamente
trarre qualche
indicazione
addirittura da
Testi Sacri come
la
Bibbia.
Saul, abbandonato
da Yavhé la notte
antecedente un
importante
combattimento,
cercò conforto
presso una maga
affinché costei
invocasse lo
spirito di
Samuele: costui,
apparendo a Saul,
confermerà i suoi
oscuri
presentimenti di
morte e di
sconfitta.
Un altro esempio
illuminante della
produzione
classica é
costituito dall'
Odissea:
Ulisse s'imbatte
negli spiriti di
alcuni illustri
trapassati, tra i
quali figura pure
la madre. Per
evocare gli
spiriti dell'Ade,
Ulisse getta in un
pozzo il sangue di
alcuni animali
appositamente
sacrificati (il
contatto con
l'aldilà veniva
propiziato con
libagioni ed
olocausti): tra
gli Spettri che
rispondono alla
sua invocazione vi
é anche il cieco
Tiresia,
l'indovino più
celebre
dell'antichità al
quale Zeus aveva
concesso il divino
dono del
vaticinare.
Provenendo dalle
remote regioni
dell'Ade, Tiresia
annuncia ad Ulisse
il suo prossimo
ritorno ad Itaca.
Nel
Medioevo,
il contatto con i
defunti viene
considerato in
maniera
assolutamente
negativa. La
teologia riteneva
che gli Spettri e
quanto si andava
dicendo di loro
fossero opera del
demonio. Tutte le
storie e le
leggende inerenti
ai Fantasmi
vengono bollate
come
manifestazioni
diaboliche e gli
Spettri venivano
considerati come
emissari delle
forze del male.
I credenti
dovevano rinnegare
la veridicità di
queste particolari
visioni e, in ogni
caso, erano tenuti
a non seguire i
consigli dei
disincarnati:
risulta così
essere
completamente
ribaltata quella
concezione di
Spettro quale
entità profetica e
consolatrice,
fonte di saggezza
e di verità.
Shakespeare,
in linea
con le concezioni
dell'epoca, fa sì
che il suo
Amleto si
interroghi sulle
reali intenzioni
del Fantasma del
padre quando
costui gli appare
dinanzi per la
prima volta:
"Perché, cosa
dovrei temere? Io
non pongo la mia
vita al prezzo di
una spilla e,
quanto alla mia
anima, che può
egli farle giacché
é una cosa
immortale come
lui? Nuovamente mi
fa cenno di
avanzare; io lo
seguirò".
Il Fantasma
del sovrano
persuade Amleto
della veridicità
delle sue
rivelazioni ma il
principe continua
a dubitare della
vere intenzioni
del Fantasma:
"L'apparizione
che vidi poteva
essere una visione
dell'inferno; al
demonio non é
difficile
presentarsi sotto
una più gradevole
forma".
Un curioso
particolare vuole
che il re, nel suo
palesarsi, non
risulti visibile a
tutti: gli amici
del principe sono
in grado vederlo
mentre alla madre
non é concessa
questa
opportunità.
Quando il Fantasma
compare nella
camera della
regina e Amleto le
offre dei
consigli, costei
si angoscia poiché
non vede alcunché.
La conclusione
alla quale
perviene la
sovrana é dunque
la più scontata:
il figlio é in
preda a visioni
frutto della sua
fantasia.
Dal Romanticismo
in poi,
nella letteratura
va affermandosi il
macabro e
l'erotico: gli
scrittori
riesumano antiche
figure per
introdurre il
soprannaturale
nelle loro
narrazioni.
Il Fantasma
diviene
l'incarnazione di
un inconscio
impregnato di
desideri, rimorsi
e timori.
Nella
novella gotica
emergono con
decisione questi
elementi che non
risultano granché
mutati nello
stereotipo più
moderno di
apparizione.
Ne
"Il Ritratto di
Dorian Gray"
un oscuro patto
diabolico
costituisce il
dazio da pagare
per l'acquisire
l'eterna
giovinezza: Dorian
Gray trasferisce
così al Fantasma
del suo ritratto i
segni dello
scorrere
inesorabile del
tempo.
Walter Scott
ne
"La storia di
Willy, il
Vagabondo"
fa sì che, nella
Scozia del XVII
secolo, al
protagonista
Steenie appaia il
demonio in
persona.
Visitando
l'inferno, Steenie
ha l'occasione di
chiedere al
defunto Sir Robert
la ricevuta del
pagamento
dell'affitto delle
sue terre.
E' ne
"Il manoscritto
rinvenuto a
Saragozza"
del conte polacco
Jean Potocki
che rinveniamo
tutti gli
ingredienti tipici
del romanticismo:
l'erotico, il
perverso e la
presenza di
incantesimi che
trasformano la
realtà
convertendola in
un qualcosa di
orribile.
Ovviamente,
accanto a questi
elementi, non può
mancare l'elemento
apparizionale.
Nella celeberrima
opera di
Charles Dickens
i Fantasmi vagano
nelle
ambientazioni dei
"Racconti di
Natale".
Lo Spettro
e la sua
incomprensibile
presenza possono
condurre alla
follia così come
rappresentato
nelle vicende del
protagonista de
"L'uomo di sabbia"
di
Hoffmann.
Joseph Eichendorff
ne
"Il sortilegio di
autunno"
pone una frontiera
molto sottile tra
il mondo reale ed
il mondo dei
Fantasmi: siamo
dinanzi a due
dimensioni
parallele che
spesso vanno
intrecciandosi
trasformando i
suoni in incubi.
Oscar Wilde
dedica uno dei
suoi capolavori ad
uno spettro, e più
precisamente a
"Il Fantasma di
Canterville".
Con
Edgar Allan Poe
il gusto per il
macabro ed il
sensazionale
raggiunge i
massimi livelli;
basti citare uno
dei suoi più
indicativi
racconti:
"Rodereick
Madeleine".
Vi fu pure
chi, come
J.S. Le Fanu,
si specializzò
nella narrazione
spettrale dando
vita al vero e
proprio genere
letterario delle
Ghost Stories.
In questo contesto
trovano spazio
pure gli oggetti
abitati dai
Fantasmi: ne
"L'invenzione di
Morel" di
Bioy Casares,
una
macchina
cinematografica si
rivolta contro al
protagonista.
Ma accanto ad
immagini
catastrofiche e
poco rassicuranti,
"Vera" di
Villiers De L'Isle
Adam ci
restituisce
l'ideale di un
indissolubile
sentimento
destinato a durare
per l'eternità:
"L'amore é più
forte della morte,
ha detto Salomone;
il suo misterioso
potere non ha
limiti", così
esordisce il
racconto.
Chi meglio ha
saputo ricreare
l'inquietudine e
l'ambiguità morale
che aleggia nel
mondo delle
apparizioni é
Henry James.
L'interesse
per il
soprannaturale
dell'autore trae
probabilmente
spunto dagli studi
compiuti dal più
giovane fratello e
filosofo William
James. Costui
dedicò la sua
intera esistenza
allo studio dei
fenomeni psichici
ed alla
comunicazione
medianica.
Sono due le opere
che qui vale la
pena citare:
"Lo spettro che
pagava l'affitto"
é forse la più
rappresentativa.
In essa vengono
narrate le
disavventure di un
anziano padre alle
prese con il
rimorso per la per
la morte della
figlia la cui
responsabilità
grava sulla sua
coscienza. Il
Fantasma della
giovane,
nell'opporre il
rifiuto
all'abbandonare la
dimora familiare,
paga regolarmente
l'affitto al
padre.
Il denaro, del
quale l'anziano
non può fare a
meno, riapre
penose angosce
nell'animo del
padre: per
recuperare la
somma corrisposta
dalla figlia,
costui é costretto
a recarsi
nell'abitazione
infestata ed
incontrare gli
Spettri che la
popolano.
In
"Un altro giro di
chiave" i
Fantasmi di due
fanciulli
incarnano
l'ambiguità oscura
dei Fantasmi.
Nelle pieghe della
carta stampata
dimorano molti più
Fantasmi di quanto
si creda e quelli
che vi abbiamo
presentato in
questa
sottosezione non
sono che quelli
più
rappresentativi.
Risulta tuttavia
evidente come,
molti anni prima
della nascita
della psicanalisi,
la letteratura
avesse già
cominciato ad
intraprendere un
lungo percorso tra
gli sconosciuti
sentieri di quel
sentire represso
che abita
l'inconscio di
ogni uomo.
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