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Arroccato su di un'altura che
domina la vallata sottostante, il castello di Bardi si
staglia nella sua meravigliosa possanza sulle colline
del parmense. Ideato per assurgere al ruolo di
fortezza inespugnabile, il castello ora riposa nella sua
fiera austerità nel silenzio di questi luoghi. Un
silenzio che, a distanza di diversi secoli, ha
conservato con ogni probabilità segreti inenarrabili che
solo queste solide mura hanno saputo preservare
gelosamente dall'oblio e dal trascorrere del tempo che
ogni cosa cancella. Sì, proprio così, perché a Bardi
il tempo sembra essersi davvero fermato, incerto sul da
farsi: se proseguire incurante il suo corso o piuttosto
regalare frammenti di vite passate a chi avesse avuto la
buona volontà di ricercarli. Così é stato ed oggi
siamo lieti di potervi raccontare in esclusiva un
qualcosa che va al di là di ogni più fervida
immaginazione. Suffragato da materiale di prima mano,
il caso entra di diritto nella storia della
parapsicologia.
La leggenda del castello:
come ogni castello che si rispetti, anche attorno a
quello di Bardi ruota una romantica leggenda. Ci
troviamo in un periodo inquadrabile tra il XV° ed il
XVI° secolo e la regione é interessata da cruenti
scontri tra le opposte signorie locali.
Tra una battaglia e l'altra
la vita disperatamente cercava di ricavarsi un nuovo
spazio ed é forse in uno di questi rari frangenti che a
Moroello capitò di innamorarsi appassionatamente della
bella Soleste. L'amante era il intrepido comandante
della guarnigione stanziata nella fortezza; stimato e
rispettato dal nemico quale abile condottiero, costui
era stato in grado di conquistare la fiducia dei Landi
che vedevano in lui l'uomo perfetto al quale
affidare un compito così delicato qual'era la
difesa di confini assai incerti. Quello che legava i
due giovani era un amore così intenso che avrebbe vinto
contro ogni cosa: la diffidenza per il differente ceto
di appartenenza e la difficoltà iniziale del vivere
questo sentimento liberamente. Ma i due persero la
sfida più importante, quella contro la quale non
disponevano di armi alcune: la sfida col destino. Un
giorno, mentre un roseo futuro pareva prepararsi per i
due, Moroello fu chiamato ad adempiere al suo dovere e,
montato a cavallo, si mise alla testa delle sue truppe
per respingere l'incombente minaccia di un bellicoso
stato confinante. Bardi era una preda su cui
molti avrebbero voluto mettere le mani e per impedire
ciò, il comandante dovette separarsi dall'amata Soleste
ed andare incontro alle truppe nemiche. Per diversi
giorni la giovane rimase ad attendere appesa alla
speranza di poter assistere quanto prima al ritorno di
Moroello.
Si narra che non passasse
giorno in cui Soleste non si recasse sul Mastio
scrutando per ore l'orizzonte: ogni qual volta scorgeva
in lontananza un uomo a cavallo, il suo cuore
sussultava. Dopo alcuni giorni d'attesa, finalmente
una visione: una moltitudine di uomini in arme si
appropinquava speditamente verso gli spalti. Per
Soleste fu un'esplosione di gioia tragicamente stroncata
dall'attenta osservazione dei vessilli che
avanzavano. Non era il suo amato che tornava per
accoglierla tra le sue braccia. Erano le truppe nemiche
che ormai incombevano su di una rocca ormai priva di
armigeri che potessero difenderla. Nessuno potrà mai
dire con certezza cosa passasse per la testa di Soleste
in quei frangenti: certa di aver perduto il suo amore in
battaglia, restìa al cadere tra le mani degli assassini,
decise di porre fine alla sua esistenza lanciandosi nel
vuoto dal Mastio. La schiera di soldati ora era più vicina e,
incredibile, quei vessilli nemici erano esposti da mani
amiche! Moroello, come finale gesto di spregio nei
confronti del nemico, aveva comandato ai suoi uomini di
indossare i colori del nemico. Con tale ordine aveva
condannato involontariamente a morte la sua
donna. Travolto dai sensi di colpa, lo stesso
Moroello decise di togliersi la vita lasciandosi cadere
dagli spalti. Questo é il triste epilogo di questo
racconto molto datato e da qui inizia una delle più
grandi sfide che l'ambiente parapsicologico italiano sia
mai stata in grado di lanciare.
L'inizio di
una fantastica avventura: A tutti coloro che si
professino appassionati della materia da noi trattata,
sarà capitato almeno una volta di sentir citati questi
nomi: Michele Dinicastro e Daniele Gullà. Stiamo
parlando di due tra più seri ed affermati parapsicologi
italiani, nonché del team più affiatato e
scientificamente attrezzato di quelli che siam soliti
chiamare, mutuando il termine dai colleghi d'oltremanica
"Ghost Hunters". Raro esempio di simpatia e
disponibilità, dobbiamo a loro (e ad una sincera
amicizia che ci lega) questo Special.
Ai due ricercatori di cui
sopra (gli stessi ad aver ottenuto strabilianti
risultati producendo la celeberrima documentazione della
rocca di Montebello) va dato atto di essere stati
altresì i primi ad interessarsi seriamente della
fortezza di Bardi e dei suoi segreti. A tal fine é
sintomatico constatare come in nessuna guida né recente
né datata fosse presente alcun riferimento a Bardi come
custode di qualche insolita presenza. E per questo
motivo, la loro opera partiva indubbiamente da
condizioni disagevoli: ogni indizio sarebbe stato da
raccogliersi in loco mediante un'attenta catalogazione
delle testimonianze dirette che da qualche tempo
circolavano per la provincia parmense. Le guide del
posto parlavano, al pari di alcuni ignari visitatori ed
operai, di particolari ed inconsueti fenomeni olfattivi:
in particolare era stato ravvisato in più di
un'occasione un intenso odore di sterco (anche in
periodi in cui non é impiegato abitualmente nelle
colture) a cui si contrapponeva talvolta un profumo
intensissimo di essenze naturali. I due elementi
olfattivi, poi, erano a volte percepiti in sequenza
all'interno di una particolare stanza. Ma a Bardi le
sorprese non si risparmiano dal momento che innumerevoli
sono pure le testimonianze di coloro che dichiarano di
aver assistito a fenomeni auditivi (in diverse zone)
assolutamente privi di spiegazione prettamente
razionale: voci, suoni e canti sono stati percepiti in
diverse occasioni nei luoghi più disparati del
castello.
Un rullare di tamburi,
riferito ai ricercatori prima delle indagini, fu udito
durante il primo sopralluogo tecnico effettuato dai
medesimi e da un totale di ben cinque testimoni. Ma
non é tutto: alcuni reports parlavano di
indistinte voci umane. Al riguardo, un signore di
Genova, dopo aver pernottato a Bardi con un gruppo di
Scout, aveva reso una interessantissima dichiarazione
nella quale asseriva di aver udito nottetempo un
bisbiglìo di voci all'interno dell'ambiente nel quale si
trovava a riposare: alzatosi a più riprese per
verificare l'origine di tal vociare, dopo aver constatato che tutti i
suoi ragazzi riposavano tranquillamente, rimaneva di
stucco nel non poter individuare l'esatta provenienza
del fenomeno. Dinicastro ci fa notare come,
curiosamente, lo scenario in questione fosse quello un
tempo adibito all'antica locanda del
castello. Ancora: canti militari intonati da profonde
voci maschili ed il suono cadenzato di passi tutt'altro
che felpati percepiti soprattutto lungo gli itinerari di
ronda.
Una ben diversa attività,
invece, era stata osservata dagli operatori che
prestavano servizio al castello: stiamo parlando di
cerchi di sassi che alla riapertura del castello
venivano rinvenuti nella loro scioccante perfezione in
punti in cui, prima, non vi era assolutamente nulla di
simile. Il medesimo personale narrava anche di pietre
di grosse dimensioni spostate dalla loro sede naturale,
così come erano stati registrati curiosi cambi di
locazione di parte dell'oggettistica esposta durante le
mostre allestite al castello. Tutti questi movimenti
sospetti si verificavano durante le ore notturne quando
la fortezza era chiusa al pubblico. Questa mole non
indifferente di dati, resa pubblica dai mezzi di stampa
finì inevitabilmente per stuzzicare la curiosità dei
parapsicologi e fu così che costoro presero un giorno la
via che conduce al castello.
Una prima
fruttuosa esplorazione : Il 17 giugno 1995,
avvalorati dalla collaborazione di un serio sensitivo e
previo ottenimento dell'autorizzazione ad operare,
questo team di parapsicologi raggiunse Bardi. In
prima battuta furono operati dei "sondaggi psichici" e
delle rilevazioni fotografiche nella banda
dell'ultravioletto e dell'infrarosso. Il sensitivo,
tenuto allo scuro delle indicazioni nel frattempo
raccolte e dei maggiori dettagli ottenuti, fu
repentinamente colto da una sensazione di disagio che
pareva condensarsi soprattutto in prossimità del mastio
ove asseriva di scorgere una dama intenta a scrutare
l'orizzonte. Le medesime sensazioni sarebbero poi
state successivamente confermate da altri sensitivi
successivamente condotti in loco. Al di là di questi
indizi sensoriali, nel 1995 le ricerche si conclusero
con un cospicuo bottino sul quale si sarebbero mosse le
successive ricerche:
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a)
Audizione di un evento acustico di probabile matrice
"paranormale": alle ore 23 circa, tre ricercatori e
due giornalisti che erano giunti per documentare e
testimoniare le ricerche udirono in maniera netta il
rullare cadenzato di alcuni tamburi. La provenienza
di tale suono pareva avere origine al centro della
piazza d'arme. I tamburi che suonavano con un
preciso timbro marziale, furono uditi da tutti i
presenti sebbene questi si trovassero in lati diversi
della piazza e (come in seguito appurato) nei paraggi
non vi fosse alcuna sagra paesana, festa o
parata.
-
b)
Mediante l'utilizzo di una sofisticata apparecchiatura
C.U.V. (Chemical Ultraviolet Vision) fu possibile
cogliere l'addensarsi di strane formazioni nebulose di
possibile natura psichico-proiezionale. Il mezzo
consisteva in un fotomoltiplicatore modificato in
laboratorio mediante l'utilizzo di particolari
emulsioni chimiche e di alcuni filtri differenziali:
collegato ad una videocamera professionale Sony con
sensibilità 0.1 lux, permetteva ai ricercatori
di scandagliare la banda delle frequenze
UV.
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c)
Grazie all'utilizzo del suddetto C.U.V. il team fu in
grado di riprendere in soli 4 fotogrammi un intenso
bagliore prodottosi nella frequenza UV: non percepito
dai presenti, il fenomeno fu notato solamente
visionando il materiale raccolto. Nei quattro
fotogrammi si nota una "esplosione fotonica" che va ad
evidenziare i contorni di un muro all'interno della
cosiddetta "sala delle torture". In questa frazione
di secondo si notano, sulla parete, delle sporgenze
scure che sono difficilmente interpretabili. Questi
frames furono sottoposti all'attenzione di un medium
solo diversi mesi più tardi: in data 29/3/1996, una
stampa di questo strano bagliore provocò una violenta
reazione del sensitivo. Costui, caduto in una sorta
di trance assolutamente travagliata e sofferente,
raccontò tra lacrime ed urla di personificare un
ramaio vissuto diversi secoli addietro.
Costui asseriva di essersi innamorato della moglie del
feudatario e di aver pagato a carissimo prezzo
(mediante le torture più atroci) questa passione
proibita.
Inutile
dire che Dinicastro e Gullà si ritrovarono ad essere
ancor più convinti della necessità di svolgere ulteriori
accertamenti sul posto. Avevano spalancato più di una
porta ed ora era giunto il tempo di vedere cosa mai si
celasse dietro a quei cardini che per centinaia di anni
avevano custodito inenarrabili vicende.
1997, alla ricerca di
conferme: Fu in quell'anno che i parapsicologi
fecero ritorno al castello per compiere ulteriori
indagini. In quella circostanza, grazie ad una
speciale fotocamera digitale per la banda UV, fu
raccolto un interessante scatto raffigurante il volto di
un bimbo. L'immagine, catturata al di sopra di una
spalla di un loro collaboratore, rappresentava il viso
di quello che iconograficamente rassomiglia ad un
"puttino". I successivi approfondimenti in
laboratorio, furono in grado di confermare queste
impressioni: secondo i ricercatori, tale volto
prodottosi mediante un'interazione psicocinetica
scaturiva dal patrimonio inconscio di uno dei
presenti.
1999: l'anno della svolta decisiva:
Nell'intento di trovare uleriori conferme ai già validi risultati fin lì ottenuti,
Dinicastro e Gullà varcarono nuovamente la soglia della
fortezza in data 16 ottobre. L'intento era quello di
ottenere materiale di interesse parapsicologico
applicando un protocollo scientifico sempre più
rigido. Mediante l'uso una
sofisticatissima termocamera
in grado di leggere e visualizzare le variazioni
termiche dell'ambiente e di una macchina fotografica Pentax Mx con
pellicola a colori 100 ASA supportata da flash
furono eseguiti ben 31 scatti. In quel giorno d'ottobre il team era
composto, oltre che dai nostri amici, anche da un
biologo, uno psicologo e da due
sensitive fiorentine che si rivelarono immediatamente
preziosissime. Le due donne, dopo aver preso visione
di tutti gli ambienti del castello, cominciarono ad
indicare con insistenza una locazione ben precisa: si
trattava della assai breve scalinata che conduce alla
"sala del boia" (foto sopra). Fu così che in
breve gli apparecchi furono posizionati in prossimità
della scala e furono impiegati
simultaneamente. Mediante questa azione combinata,
infatti, nei pensieri dei parapsicologi vi era la
speranza di cogliere qualcosa di interessante nella
ipotesi che vi fosse una probabile ricaduta termica
dell'evento paranormale. La loro buona volontà fu
abbondantemente ripagata: nell'arco di un'ora furono
scattate le citate 31 fotografie. Di queste solo la quinta,
ripresa, per altro, al momento in cui le due sensitive
segnalavano una "presenza" riportò una
straordinaria anomalia che l'avrebbe fatta entrare di
diritto nella storia della ricerca parapsicologica italiana e
mondiale. Tuttavia, sia la Pentax, usata per
riprendere contemporaneamente la stessa porzione di
spazio ripresa dalla termocamera, che gli occhi dei
testimoni presenti non videro nulla. Ma la termocamera in
quell'ambiente ventilato e dalla temperatura di
9° - 10 ° C, immortalò la splendida
figura di un cavaliere medioevale.
Lo studio
dell'immagine ed i diversi riscontri: la splendida
immagine é stata sottoposta ad una nutrita serie di
analisi storiche e tecniche:
Una
foto ad altissimo indice di "anormalità": Al di là di
quelli che sono stati i risultati ottenuti in sede di
laboratorio, é interessante sottolineare alcuni aspetti
salienti:
L'importanza
dell'immagine ottenuta a Bardi: quella che per
gentile concessione potete qui ammirare rappresenta
il primo caso al mondo di "Fantasma
termico". Recentemente, in
Inghilterra il Dr Richard Wiseman dell’Università dell’
Herstfordshire sta conducendo un esperimento analogo
utilizzando lo stesso tipo di telecamera termica, ma non
vi sono notizie che parlino di riprese di Fantasmi
termici. Comunque tale ricerca è successiva a quella di
Bardi e, se pure portasse alla ripresa di immagini
termiche anomale, il primato mondiale resterebbe a
Bardi. Ma lasciamo spazio al
commento dei due parapsicologi: "-Questa
esperienza ha segnato una tappa importante sulla lunga e
disagevole via della conoscenza della dinamica
espletativa di questa categoria di fenomeni paranormali. Essa ci ha consentito di formulare una
ipotesi che oggi fa piena luce su uno degli aspetti più
inquietanti delle infestazioni e delle apparizioni come
quello della varianza termica. Ad oggi gli studiosi, pur
documentando anche meticolosamente gli strani
abbassamenti termici ed i soffi gelidi, non erano
riusciti a comprendere il perché del loro verificarsi.
Ebbene, essi rappresenterebbero il risultato della
sottrazione termica effettuata dal Fantasma. In pratica,
in certi luoghi si verificherebbe, forse per l’effetto
psicocinetico inconscio di qualcuno dei presenti,
l’estrinsecarsi di informazioni energetiche ad effetto
termico. Ma questa è solo una teoria. Infatti è anche
possibile ipotizzare che l'azione psicocinetica
inconscia di un eventuale agente abbia semplicenete
aumentato l'energia cinetica delle molecole d'acqua
sospese nell'aria provocandone il lieve surriscaldamento".
Per quanto riguarda l'interpretazione dell'evento
paranormale fotografico termico come l'immagine del
leggendario Moroello, i ricercatori tengono a ribadire
che essa è al momento del tutto arbitraria.
Ulteriori
sviluppi: il 12 maggio 2001 i ricercatori tornarono nuovamente
a Bardi per registrare un'intervista con un'emittente
televisiva. Ad attenderli vi era anche una signora
"sedicente sensitiva" che si dichiarava in grado di
comunicare con l'entità di un soldato austriaco che a
suo dire era sepolto presso la sala delle
torture. Recitando una particolare nenìa, la donna
asseriva di poter ricevere una risposta tiptologica,
ossia una serie di colpi fatti risuonare nel
muro. La signora fu messa alla prova non prima di
aver piazzato una particolare videocamera con sensore di
movimento ed un sensibilissimo microfono. Nessun
colpo fu udito durante quell'esperimento ma,
stranamente, la telecamera si attivò per ben 20 volte (i
presenti si trovavano a ridosso della
medesima). Successive indagini compiute con la
medesima videocamera e con il medesimo meccanismo di
registrazione su movimento non hanno più evidenziato lo
strano effetto ad innesco continuo registrato allora.
Ciò però in assenza della citata sensitiva che quindi
potrebbe essere stata l'inconsapevole detonatore del
presunto accadimento paranormale. Queste nuove indagini
servirono a valutare anche l'eventuale ruolo svolto
dalla polvere (il pavimento è in terra battuta)
nell'attivazione della videocamera, ma benché si fosse
anche in presenza di più persone l'evento non si
ripeté. Le fotografie in banda termica
effettuate in quel 12 maggio 2001 non regalarono nuove.
Le nostre personali conclusioni:
il "caso Bardi" rappresenta indubbiamente un
unicum non solo nel panorama italiano ma nella
studio di quei fenomeni "paranormali" che solitamente
definiamo col termine di "infestazione". Grazie allo
scrupoloso lavoro ed alla passione di questi due
parapsicologi, oggi disponiamo non solo di nuove
ipotesi di studio, ma anche di alcune certezze che
gettano indubbie basi per un futuro radioso nell'ambito
dell'indagine di questa fenomenologia. Chi conosce
Daniele e Michele, sa che la loro opera non si fermerà
qui: é già all'ordine del giorno il progetto che forse
presto prenderà vita: il primo osservatorio permanente
sui fenomeni apparizionali da realizzarsi (con grande impiego di mezzi
tecnologici all'avanguardia) proprio
qui, nel luogo in cui Moroello e Soleste si amarono
disperatamente. Da parte nostra non possiamo che
augurarci che tutto ciò accada e, data la loro serietà e
preparazione, siamo certi che le sorprese legate a Bardi
non si
esauriranno qui.
Note sui due ricercatori:
Ringraziamenti: il nostro Staff ringrazia
di cuore Michele e Daniele per averci consentito di raccontarvi
in esclusiva assoluta quello che noi riteniamo non un "racconto"
ma un "evento" di cui tutti gli appassionati possono gioire.
Ci riteniamo pertanto lusingati nell'aver potuto disporre
del loro quaderno di appunti che, per motivi tecnici,
abbiamo dovuto riportare in somma sintesi e al quale vi
rimandiamo confidando in una pubblicazione ufficiale.
Tutte le immagini presenti
in codesto articolo sono di copyright di
Michele Dinicastro
e Daniele Gullà. Ogni diritto riservato.
© Copyright Dinicastro
- Gullà
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Hanno collaborato: |
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Daniele Gullà; Michele
Dinicastro |
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